Si è concluso con una sentenza di non luogo a procedere il procedimento a carico di Danilo Ceresani, legale rappresentante di XXXJOINT, punto vendita specializzato in prodotti derivati dalla cannabis. Il Tribunale di Rieti, sezione penale, ha ritenuto che gli elementi raccolti non consentissero di formulare una ragionevole previsione di condanna per l’accusa contestata.
Ceresani era chiamato a rispondere della detenzione ai fini di vendita di sostanza stupefacente, in relazione ad alcuni prodotti commercializzati nel negozio. Al centro della vicenda c’era la presenza di HHC, sostanza inserita nella tabella delle sostanze stupefacenti e individuata, in parte dei reperti, durante gli accertamenti disposti nell’ambito dell’inchiesta.
Il controllo e le analisi
La vicenda risale al 20 settembre 2023, quando la Guardia di Finanza effettuò un controllo nel punto vendita di via Gerace. Nel corso della perquisizione furono sequestrati diversi articoli a base di cannabis. Le successive analisi eseguite dalla Polizia Scientifica restituirono un quadro non uniforme: alcuni campioni contenevano HHC, mentre altri presentavano cannabinoidi non classificati come stupefacenti oppure non risultavano idonei a un uso stupefacente.
Secondo quanto ricostruito nella sentenza, la presenza della sostanza in una parte dei prodotti non è stata ritenuta sufficiente, da sola, a dimostrare la responsabilità dell’imputato. In particolare, non sarebbe stato provato che Ceresani fosse consapevole della presenza di HHC negli articoli messi in vendita, né che avesse disposto o commissionato l’eventuale aggiunta della sostanza.
Il nodo della consapevolezza
La documentazione acquisita nel procedimento indicava che i prodotti erano stati acquistati attraverso regolari canali commerciali. Agli atti risultavano fatture, certificazioni analitiche e indicazioni riconducibili al mercato della cosiddetta cannabis light. Non è stato inoltre possibile stabilire con certezza quando, dove e da chi fosse stata effettuata l’eventuale aggiunta di HHC.
Per il Tribunale, questi elementi hanno lasciato un ragionevole dubbio sull’elemento soggettivo necessario per configurare il reato contestato. La decisione è stata quindi quella di dichiarare il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. Il provvedimento, secondo quanto riportato, non equivale ad affermare che nessuno dei prodotti contenesse sostanze stupefacenti.
Una parte dei reperti è infatti risultata positiva all’HHC e, per questi prodotti, è stata disposta la confisca e la distruzione. Per gli articoli risultati privi di sostanze stupefacenti è stato invece disposto il dissequestro, con la restituzione agli aventi diritto. Il punto centrale della pronuncia riguarda dunque la mancata dimostrazione della consapevolezza di Ceresani circa la presenza della sostanza e della volontà di commercializzarla.