Si allarga ancora il dibattito intorno all’iniziativa del vescovo Antonio Suetta di installare una campana, nella curia sanremese, in memoria dei bambini non nati in seguito all’interruzione volontaria di gravidanza. Arriva il contributo di Angela D’Alessandro, dell’associazione Pro Life Insieme, che si appella alla libertà di espressione del prelato e alla volontà della Chiesa di opporsi a quello che definisce, senza mezzi termini un omicidio (ricordiamo che l’accesso all’aborto è legale e regolato nei termini di una legge dello Stato, la celeberrima “194”).
Pro Life in difesa del vescovo: «La chiesa non è mai entrata nelle mutande di nessuno»
In particolare, risponde al collettivo studentesco Spiraglio Imperiese – organizzatore, oggi, insieme a Papavero Rosso, del partecipato presidio contro l’iniziativa vescovile in centro a Sanremo, pieno di giovani – che nei giorni scorsi, con una nota stampa, aveva affermato di volere la Chiesa fuori dalle scuole, dalle istituzioni dagli ospedali, dalle ore di educazione sessuale e in ultimo dai propri corpi e dalle proprie mutande.
«È una frase che ha poco senso – scrive – in quanto la chiesa mai è entrata “nelle mutande” delle persone. La dottrina cattolica è formata da canoni biblici ( i libri sacri) e di diritto canonico che rappresentano l’ insieme delle leggi e delle norme le quali regolano la vita della Chiesa. Il codice di diritto canonico oggi conta 1752 canoni i quali guidano la chiesa e i fedeli. In Italia ci sono ad ora circa 40 – 45 milioni di cattolici anche se, i cattolici praticanti sono una minoranza, circa tra il 15 – 25% seppur quasi tutti gli italiani siano battezzati. Come tutti, anche questa minoranza cattolica, vivendo in un Paese in cui la libertà di espressione è ancora un diritto, ha facoltà di dire quel che pensa».
«Il vescovo attraverso il rintocco del suono della campana, ha dato voce a noi che vediamo nell’aborto l’uccisione di un bambino. Purtroppo la legge 194 ha aperto una breccia funesta nella difesa della vita nascente innocente. “Salviamo le donne dalle mammane…” era il mantra usato per giustificare tale norma. In realtà con questa scelta la vita umana ha gravemente perso di valore. I primi 90 giorni vengono da essa considerati non vita anche seppur la scienza ne riconosca già la valenza. Milioni di vittime sono state sacrificate in nome di questa legge. E il numero cresce se pensiamo anche alle varie pillole del giorno dopo e la fecondazione in vitro con embriontransfer (FIVET) che causa la mortalità del 90% degli embrioni concepiti e la Rua 486, ossia l’aborto chimico. Lo stato è diventato dunque il primo educatore».
«Perché chi crede nel grumo di cellule dovrebbe sentirsi giudicato?»
«Ma se lo stato finanzia l’aborto volontario entro il primo trimestre o anche di più se il bambino si mostrasse malato ritenendo quindi che la vita di questi esseri umani non meriti di essere salvaguardata, la chiesa questo non lo può fare – ancora D’Alessandro -. E dato che l’Italia è uno stato di diritto, chi si sente ferito, offeso da questa legge ha il diritto di opporvisi manifestando, nei modi in cui la civiltà lo consente, il proprio disappunto. Non c’è l’intenzione né di accusare, né di giudicare ma solo di ricordare. Perché mai chi crede nel grumo di cellule dovrebbe sentirsi “giudicato”? La libertà di pensiero loro finisce dove ha inizio quella di altri ed entrambe queste realtà hanno il diritto di manifestare».
«Per ciò che riguarda ospedali e consultori, non è da considerarsi illegittima l’ entrata dei provita in queste strutture. La legge 194 del 78 non prevede esplicitamente l’ingresso dei sostenitori della vita nascente nei consultori ma stabilisce che i consultori collaborino con tali associazioni per sostenere la maternità, permettendo quindi alle associazioni antiabortiste di inserirsi anche se quasi sempre il loro ingresso è ostacolato o meglio impedito da chi vede nell’ interruzione di gravidanza un diritto sacrosanto. Inoltre, il ruolo delle associazioni provita nei consultori è consentito e garantito dalla l. 194 negli articoli 2, 4, 9, 12.»
«Una boccata di ossigeno in un mondo ottenebrato»
«La chiesa ha sempre detto NO all’aborto in quanto uccide un essere umano la cui vita è sacra. “È un silenzio gravido di senso, come il grembo di una madre che custodisce il figlio non ancora nato, ma già vivo.” ( dal ciclo di catechesi di papa Leone XIV 17/09/05″. Benedetto XVI considerava la vita “diritto non negoziabile”. Papa Francesco definì sicari tutti coloro che, attraverso l’aborto, mettevano fine all’esistenza di un bambino. La scienza si esprime a favore della vita riconosciuta sin dagli esordi, ossia dall’incontro con l’ ovocita e lo spermatozoo. Non hanno senso quindi le voci che si alzano in cori di dissenso nei confronti della campana per la vita. Noi abbiamo il diritto di ringraziare Mons. Suetta per questo gesto giudicato “invasore”. Per noi – conclude – è una boccata di ossigeno in un mondo ottenebrato ed ingannato da una mentalità superficiale ed edonistica. Inconsapevole del fatto che tutto ciò può diventare trappola fatale. La Chiesa tutta dovrebbe alzarsi in piedi a difesa della vita nascente con coraggio, consapevole di diventare impopolare nella società del mordi e fuggi. Ma il messaggio Cristiano non deve trovare adepti. Deve salvare anime»