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Poliziotti infedeli rubavano e vendevano dati riservati su calciatori, attori e cantanti

Indagati in 29, arrestati in quattro, mentre sei sono ai domiciliari. Inchiesta della Procura di Napoli in diverse città italiane. Gratteri: "Oltre un milione e mezzo di accessi a banche dati"

Poliziotti infedeli rubavano e vendevano dati riservati su calciatori, attori e cantanti

Una vasta operazione coordinata dalla Procura di Napoli ha portato allo smantellamento di un’organizzazione criminale accusata di accedere illegalmente alle banche dati riservate dello Stato per rivendere informazioni sensibili a società e agenzie private.

L’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile di Napoli insieme al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Postale e delle Comunicazioni Campania-Basilicata e Molise, ha portato all’esecuzione di 29 misure cautelari tra Napoli, Ferrara, Bolzano, Roma e Belluno.

Le parole di Gratteri

A illustrare i dettagli dell’indagine, come riportato da Rainews, è stato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri (in copertina):

“Esfiltravano dalle banche dati, attraverso accessi abusivi, informazioni riservate di calciatori, imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori e vendevano queste informazioni ad alcune agenzie”.

Le prime indiscrezioni sull’indagine non hanno rivelato i nomi dei vip a cui sono stati rubati dati riservati. Secondo quanto emerso, alcuni appartenenti alle forze dell’ordine avrebbero utilizzato le proprie credenziali di accesso per consultare dati coperti da riservatezza in cambio di denaro.

C’era proprio un tariffario”, ha aggiunto il magistrato, sottolineando come gli accessi non fossero giustificati da esigenze di servizio.

Centinaia di migliaia di accessi

Gli investigatori hanno ricostruito numeri impressionanti. In due anni sarebbero stati effettuati circa 730mila accessi abusivi alle banche dati riservate da parte di due agenti infedeli: 600mila da un operatore e altri 130mila dal secondo.

Proprio l’elevato numero di consultazioni sospette ha fatto scattare l’indagine. “Da questo massivo accesso è partita l’attività investigativa”, ha spiegato il coordinatore del pool cybercrime della Procura di Napoli, Vincenzo Piscitelli.

Il tariffario segreto

Durante le perquisizioni, gli investigatori hanno sequestrato un file Excel contenente dettagli sulle richieste di informazioni, sui soggetti controllati e sui compensi percepiti.

Secondo quanto emerso, il prezzo per ogni informazione variava da 6 a 25 euro, a seconda del tipo di accertamento richiesto.

Nel sistema sarebbero coinvolte almeno dieci società distribuite anche nel Nord Italia, in particolare in Emilia-Romagna, che avrebbero richiesto dati in maniera quasi quotidiana.

Banche dati coinvolte

Le informazioni sarebbero state sottratte da archivi istituzionali particolarmente sensibili, tra cui quelli del Ministero dell’Interno, dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate.

Gratteri ha parlato di “pubblici ufficiali e impiegati di pubblico servizio infedeli” che avrebbero sfruttato il proprio ruolo per accedere illegalmente ai sistemi informatici.

Secondo la Procura, gli accessi complessivi potrebbero arrivare a circa un milione e mezzo.

Nel corso dell’operazione è stato inoltre sequestrato un server ritenuto centrale nell’attività illecita.

All’interno ci sono probabilmente più di un milione di dati conservati”, ha spiegato Gratteri, aggiungendo che saranno necessari ulteriori approfondimenti tecnici per identificare tutte le persone coinvolte e le possibili parti offese.

Le misure cautelari

Il gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura partenopea, ha disposto quattro custodie cautelari in carcere, sei arresti domiciliari e diciannove obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

Contestualmente sono stati eseguiti sequestri patrimoniali per circa 1,3 milioni di euro.

L’inchiesta prosegue ora per chiarire l’intera rete di contatti, il flusso delle informazioni riservate e il numero esatto delle persone i cui dati sarebbero stati consultati e venduti illegalmente.