Prato (PO)

Orrore in carcere a Prato, stuprato per mesi dal compagno di cella

Un 46enne italiano vittima di sevizie ripetute, umiliazioni e stupri: “Reiterata violenza sessuale”.

Orrore in carcere a Prato, stuprato per mesi dal compagno di cella

Scontare la pena in carcere è già di per sé un’esperienza poco gratificante, soprattutto viste le condizioni in cui versano la maggior parte degli istituti penitenziari in Italia, ma se aggiungiamo i casi purtroppo non infrequenti in cui la convivenza con i compagni di cella è difficile allora la parola inferno è la più adeguata: è quanto ha dovuto subire per quattro mesi un detenuto italiano di 46 anni, che ha denunciato il compagno di cella, un marocchino di 39 anni, ora indagato dalla procura di Prato per violenza sessuale e tortura perché avrebbe per mesi trasformato la cella in un luogo di sopraffazione e paura, sottoponendo l’uomo che condivideva lo spazio con lui a continue violenze, umiliazioni e minacce.

A darne notizia il procuratore Luca Tescaroli, che ha spiegato che le indagini della polizia penitenziaria hanno confermato molti dei terribili fatti raccontati dalla vittima, una vero incubo.

Il compagno di cella lo avrebbe costretto a stare sveglio di notte, lo avrebbe sodomizzato più volte col manico di una scopa e gli avrebbe anche bruciato le foto dei familiari. Si sarebbe spinto oltre dicendogli “Non puoi essere il padre di questo ragazzo, perché sei omosessuale. Porta qui tua moglie, così potrà avere rapporti sessuali con uomini veri”.

In più occasioni gli avrebbe gettato addosso l’immondizia e lo avrebbe costretto a comprargli alimenti e altri oggetti che l’italiano si faceva portare in carcere dai genitori. Una situazione insostenibile che sembrava non poter avere fine, visto che ogni tentativo di denuncia o ribellione veniva soffocato dalla paura di ritorsioni: il compagno di cella minacciava di fare del male ai familiari del 46enne.

Ma la svolta è arrivata quando la vittima ha trovato il coraggio di raccontare tutto e denunciare: l’amministrazione penitenziaria è quindi intervenuta separandolo dal presunto responsabile, ponendo fine a un incubo durato mesi. 

L’episodio torna a destare l’attenzione sulla sicurezza interna del carcere della Dogaia. Proprio venerdì gli agenti hanno trovato vicino al muro perimetrale un pacco contenente un microtelefono e un involucro con hashish e cocaina, destinati molto probabilmente ai detenuti. Un episodio che riaccende l’allarme sulla circolazione di smartphone e stupefacenti all’interno del carcere e e sull’uso dei droni per farsi recapitare dall’esterno oggetti proibiti.

Per questo il procuratore Tescaroli ha rinnovato l’appello alla direzione della struttura affinché vengano installate reti anti-lancio e sistemi per impedire il sorvolo dei droni, oltre a una sorveglianza più efficace nelle sezioni, soprattutto durante la notte.