Omicidio Sharon Verzeni: disposta la perizia psichiatrica per Moussa Sangaré
Come riporta primabergamo.it, si giocherà quindi tutto sulla incapacità di intendere e volere il processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la trentatreenne uccisa a Terno d’Isola il 30 luglio scorso. Alla sbarra, il trentenne milanese ma di famiglia del Mali, Moussa Sangare, che questa mattina - 25 febbraio - era in aula per per la prima udienza al tribunale di Bergamo. Presenti anche la famiglia della vittima e il fidanzato Sergio Ruocco, costituitesi parti civili.
Dopo un’ora e cinque minuti di camera di consiglio, i giudici popolari della Corte d’Assise hanno accolto la richiesta della difesa di una doppia perizia psichiatrica su Sangare che in aula ha bofonchiato, a sorpresa, di essere «innocente».
Secondo quanto ricostruito dalle indagini quella sera l’uomo, dopo aver visto gli amici, è uscito in bicicletta con l’intenzione di fare del male a qualcuno. Aveva con sé un grosso coltello da cucina. Sulla sua strada, cinquanta minuti dopo, a Terno d’Isola, ha incrociato Sharon Verzeni che non conosceva. La donna stava passeggiando da sola in via Castegnate, ascoltando musica con le cuffie alle orecchie. Lui l’ha seguita e le ha sferrato 5 coltellate, di cui due letali alla schiena. Poi si è dato alla fuga. La poveretta è morta poco dopo.
Un mese di indagini serrate hanno portato all’arresto e alla confessione di Sangare. I carabinieri lo hanno incastrato grazie all’analisi delle telecamere della zona e alcuni testimoni. I rilievi successivi hanno confermato le dichiarazioni rese al magistrato. L’arma del delitto trovata in riva all’Adda. E, sulla bicicletta usata per la fuga, una traccia di sangue della vittima.
Il trentenne - trasferito dal carcere di Bergamo a San Vittore - aveva detto agli inquirenti di aver commesso l’omicidio spinto da un’onda emotiva. E secondo l’accusa avrebbe tentato di depistare le indagini cambiando capigliatura e pezzi della bicicletta. Ma dagli atti finora non risultano problemi psichiatrici certificati.
Il pubblico ministero Emanuele Marchisio gli contesta due aggravanti da ergastolo: i futili motivi e la premeditazione, oltre alla minorata difesa. E si è opposto, così come le parti civili, alla perizia psichiatrica che oltre all’eventuale inettitudine processuale riguarderà anche la capacità di intendere e volere al momento dell’omicidio.
Sangare, rapper mancato, viveva in un appartamento occupato abusivamente a Suisio, dopo che la madre e la sorella l’avevano denunciato per maltrattamenti. La difesa, retta dall'avvocato Giacomo Maj, ha presentato a suo sostegno una relazione redatta da un assistente sociale di Suisio, antecedente al fatto, e ha raccontato di un video in cui Sangare sostiene di parlare con i morti.
La Corte d’assise presieduta da Patrizia Ingrascì ha accolto la richiesta di perizia psichiatrica. Sarà un passaggio chiave del processo, aggiornato al 11 marzo prossimo.