Parabiago (MI)

Omicidio Ravasio: Adilma ha negato tutto, accusato l’amante e sconfessato il figlio

Adilma Pereira Carneiro, ritenuta la mente dell'omicidio del compagno Fabio Ravasio ha reso esame durante l'udienza andata in scena nella mattinata di oggi, lunedì 19 gennaio, davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Busto Arsizio

Omicidio Ravasio: Adilma ha negato tutto, accusato l’amante e sconfessato il figlio

Ha negato tutto Adilma Pereira Carneiro, ritenuta la mente dell’omicidio del compagno Fabio Ravasio, morto travolto da un’auto al confine tra Casorezzo e Parabiago, il 9 agosto 2024. La brasiliana ha reso esame durante l’udienza andata in scena nella mattinata di oggi, lunedì 19 gennaio, e durata oltre otto ore, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio.

fabio ravasio

La vittima dell’omicidio avvenuto il 9 agosto 2024

Respinte le accuse

Pereira ha infatti respinto ogni accusa nei suoi confronti, smentendo di essere stata la mente dell’omicidio architettato per uccidere il compagno. Ha invece puntato il dito contro l’amante Massimo Ferretti, che, a suo dire, era ossessionato dalla mantide e da cui negli ultimi tempi aveva deciso di allontanarsi, e smentito la versione del figlio Igor Benedito, che aveva ammesso di aver guidato l’auto killer proprio su richiesta della madre dopo che era stato minacciato di perdere i rapporti con la famiglia. Di suo figlio, in particolare, ha spiegato, “sono rimasta sorpresa dalle sue dichiarazioni. Qualcuno gli avrà detto cosa dire”. Di Ferretti, ha invece sottolineato, “tutti hanno e avevano paura, per via delle sue conoscenze poco raccomandabili e per via dello scambio di sostanze stupefacenti nel giardino del suo locale. Sostanze di cui, che io sappia, lui non faceva uso”.

Il “nodo” economico

Sul fronte economico, ha detto, “I soldi per la ristrutturazione il cascinale servivano a Ravasio non a me. Non pensavo inoltre che avesse una polizza sulla vita. E non ho avuto mire rispetto al suo negozio”.

Il “nodo” religioso

La donna crede nella religione candomblé, che unisce tradizioni africane e influenze cristiane. Un tema, questo, di cui si è parlato in aula, facendo riferimento alla pratica da parte di Adilma di riti di magia nera. Riti che sono stati corroborati da una videochiamata mostrata durante il processo e che ritraeva una pentola contenente materiali di colore scuro che la donna ha inviato al suo padre spirituale in Brasile, insieme a una serie di ulteriori pratiche riconducibili presumibilmente ad alcuni membri della famiglia Ravasio. “Non mi potete accusare per la mia religione”, ha aggiunto l’imputata sul punto.

La prossima udienza

Il processo tornerà in aula il 2 febbraio, a partire dalle 9.30, quando si terrà l’esame dei testimoni della difesa.