Crema (CR)

Omicidio a Crema, spunta un possibile movente: nuovi dettagli dalla testimonianza di una residente

La lite per una collana, l’aggressione in via Brescia e il commento di Piloni: “Prevenzione e sicurezza devono camminare insieme”

Omicidio a Crema, spunta un possibile movente: nuovi dettagli dalla testimonianza di una residente

Spunta un possibile movente ancora tutto da verificare sull’omicidio consumato nella giornata di Pasquetta – lunedì 6 aprile 2026 –, vittima del brutale assassinio Hamza Salama, 20enne egiziano che, dopo la violenta aggressione, si è spento nell’ospedale di Crema nonostante i numerosi tentativi di salvargli la vita.

Omicidio di Hamza Salama

Ucciso a colpi di sprangate in via Brescia, poco distante dai giardini Margherita Hack, dove i due si sarebbero visti prima del momento fatale che gli è costato la vita. Alla base dell’incontro ci sarebbe un regolamento dei conti per vecchi rancori con il presunto 17enne, diventato poi il carnefice di Hamza.

Pare però che siano spuntati nuovi dettagli sul caso di Crema: come riportato da Cremona Oggi, ci sarebbe una testimone che avrebbe assistito a una discussione prima della brutale aggressione. Una signora, che desidera rimanere anonima per evitare ripercussioni sulla sua persona, avrebbe infatti udito una lite – insulti e minacce – dal balcone di casa sua in via Vittorio Veneto.

“Ridammi la collana, mi hai rubato la collana. Se non me la ridai ti ammazzo”

Secondo quanto riportato, la signora avrebbe visto tre giovani con una mazza inveire contro una persona stesa a terra, per poi intervenire intimando loro di smetterla o avrebbe chiamato la Polizia. I ragazzi si sarebbero quindi allontanati dai giardini, ma poco dopo la donna avrebbe sentito l’elisoccorso arrivare nei pressi di San Bernardino.

Il litigio, infatti, si sarebbe poi spostato in via Brescia, dove il 20enne – apparentemente inseguito da uno di loro – è stato colpito a sprangate e ridotto in fin di vita. Sul posto sono poi intervenuti i soccorsi e le forze dell’ordine, e la vittima è stata accompagnata in ospedale, dove si è poi spenta.

Una tragica vicenda che ha scosso l’intera comunità cremonese.

Le indagini

Al momento è tutto ancora da verificare: le indagini proseguono per ricostruire con precisione quanto accaduto nella tarda serata di Pasquetta e chiarire quali possano essere le reali cause dell’aggressione. Non ci sono ancora certezze, nemmeno sul movente, e gli inquirenti continuano a mantenere il massimo riserbo.

“Fare di più non è un’opzione, è un dovere”

Sulla vicenda si è espresso anche il consigliere regionale Matteo Piloni che, con una nota scritta, ha condannato il brutale gesto e ha espresso vicinanza al dolore della famiglia, sottolineando l’importanza della prevenzione per evitare episodi di violenza.

“Quanto accaduto ieri sera, e di cui abbiamo appreso questa mattina, sconvolge tutti. Le forze dell’ordine, in poche ore, hanno ottenuto i primi elementi che serviranno a chiarire dinamiche, motivi e garantire giustizia. A loro il nostro sostegno e il nostro grazie. Ad Hanza Salama, il giovane di vent’anni brutalmente ucciso, il nostro pensiero. Alla sua famiglia la nostra totale vicinanza unita alla necessità di non lasciarli soli.

Di fronte a episodi di tale efferata violenza, abbiamo davanti due strade: scegliere quella della propaganda e del tifo, oppure costruire e rafforzare un patto sociale per tenere insieme sicurezza e prevenzione. Non è un esercizio di equilibrismo politico, ma una necessità civile. Con la piena consapevolezza che non ci sono soluzioni facili.

La sicurezza senza prevenzione è solo un argine temporaneo destinato a essere travolto; la prevenzione senza sicurezza è una promessa priva di fondamenta. Dobbiamo avere il coraggio di investire in una sicurezza integrata, che sappia proteggere i confini dello spazio pubblico ma anche presidiare i confini invisibili del malessere sociale. Crema è una città ricca di persone e di realtà preziose che, in silenzio, dedicano il proprio tempo per far fronte anche a questo malessere.

In questo contesto, il nostro sguardo deve rivolgersi di più alle nuove generazioni. Che non hanno bisogno di un mondo senza contrasti – che non possiamo dargli – ma di strumenti per abitare il conflitto senza che questo degeneri in violenza o isolamento. Fare di più non è un’opzione, è un dovere. Abbiamo il dovere di essere ancora di più una comunità che educa. Ciascuno con le proprie responsabilità e le proprie competenze. Solo così la sicurezza può essere un bene comune”.