Oltre quattrocento persone hanno partecipato a Siena allo sciopero generale proclamato dall’Usb. Il corteo ha riunito studenti, lavoratori, docenti e ricercatori, con striscioni e slogan contro il riarmo, l’aumento del costo della vita e la riduzione dei servizi pubblici.
La manifestazione è stata caratterizzata soprattutto dalla presenza dei giovani. In piazza sono tornati anche gli studenti che nelle ultime settimane avevano occupato gli istituti Piccolomini, Marconi e Monna Agnese. Il corteo è partito dal terminal bus di Pescaia e ha raggiunto piazza del Duomo, attraversando pacificamente le strade del centro cittadino.
Le ragioni della protesta
Tra i temi al centro dell’iniziativa ci sono state le condizioni dell’università, la riduzione dei servizi pubblici e della sanità, l’aumento degli affitti, del carburante e delle spese quotidiane. I manifestanti hanno contestato anche le risorse destinate alle armi, sintetizzando la protesta nello slogan Basta soldi per le armi.
Secondo Eugenio Paccagnini, esponente dell’Usb Pubblico Impiego, la partecipazione ha coinvolto diverse realtà del territorio senese, comprese scuole e università. Paccagnini ha sottolineato il ruolo di studenti e insegnanti, ma ha richiamato anche la mancanza di unità tra le organizzazioni sindacali, indicata come uno degli ostacoli alla costruzione di iniziative comuni.
Il ricercatore Vincenzo Spagnolo ha parlato di un attacco al sistema universitario e della progressiva riduzione dei servizi pubblici. Nel suo intervento ha evidenziato il peso crescente di affitti e carburante, criticando l’assenza di una mobilitazione unitaria da parte delle sigle sindacali.
La voce degli studenti
Arianna Scarselli, dell’organizzazione universitaria Cravos, ha collegato la protesta all’aumento delle tasse universitarie e al peggioramento dei servizi. Nel suo intervento ha citato anche il funzionamento della sanità, il ricorso crescente al privato e le spese che gravano sugli studenti, insieme al dissenso verso le politiche di guerra e le alleanze militari.
La manifestante Giulia Brandani ha definito necessario scendere in piazza per contestare il carovita, il caro scuola e il caro carburante. Al centro delle sue parole anche i tagli alla spesa pubblica, all’istruzione e alla sanità, contrapposti alla disponibilità di fondi per l’invio di armi. La protesta senese si inserisce in un più ampio clima di mobilitazione che da mesi coinvolge diverse città europee.