Castelgerundo (LO)

Nessuna traccia del rapinatore dopo l’aggressione a Castelgerundo

La 54enne fu colpita mentre prestava soccorso a un cane: la Procura di Lodi ha chiesto al Gip di chiudere il procedimento.

Non ha ancora un nome l’uomo che il 19 maggio ha aggredito e accoltellato Maria Oggionni, biologa di 54 anni, lungo la strada provinciale 27 a Castelgerundo, nel Lodigiano. La Procura di Lodi, alla luce degli accertamenti svolti finora, ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del procedimento per rapina e lesioni aggravate.

La donna, originaria di Treviglio, residente a Formigara, nel Cremonese, e dipendente dell’Asst di Lodi, stava rientrando a casa dopo il lavoro nel laboratorio di analisi dell’ospedale lodigiano. Poco prima delle 19, mentre percorreva la provinciale nel tratto compreso tra Camairago, frazione di Castelgerundo, e Castiglione d’Adda, aveva notato un cane meticcio fermo in una rientranza della carreggiata.

L’aggressione dopo la richiesta di denaro

Oggionni si era fermata con la sua Kia Soul per prestare aiuto all’animale. Quando è scesa dall’auto, accanto al cane sarebbe comparso uno sconosciuto, che le avrebbe chiesto del denaro. La biologa ha consegnato i contanti che aveva con sé, circa 50 euro, ma l’uomo ha poi estratto un coltello e l’ha colpita più volte.

Le ferite hanno interessato il torace e l’addome; secondo quanto ricostruito, sarebbero state almeno tre, con un colpo anche al braccio. Il rapinatore è fuggito a piedi tra i campi, in direzione di Cascina San Vito, lasciando sul posto l’animale. La donna è stata trovata da un automobilista di passaggio, che ha dato l’allarme e richiesto l’intervento dei soccorsi.

Le condizioni della biologa sono apparse subito molto gravi. Dopo il primo intervento dell’ambulanza, i sanitari hanno disposto il trasferimento in elisoccorso a Brescia, in codice rosso. Il ricovero è stato lungo e il recupero complesso; Oggionni ha potuto tornare al lavoro soltanto dopo circa quattro settimane.

Gli accertamenti senza esito

Le indagini si sono concentrate sulla descrizione fornita dalla vittima: un giovane di colore, di circa 25 anni, con un indumento rosso, tra una maglietta e un giubbotto. I carabinieri hanno recuperato anche un coltello ritenuto compatibile con l’arma utilizzata durante l’aggressione, ma gli accertamenti non hanno consentito di collegarlo a una persona precisa.

Il sopralluogo in una zona di campagna non ha portato all’individuazione di testimoni né di immagini utili. Le poche telecamere presenti nell’area non avrebbero restituito fotogrammi dell’aggressione o della fuga. Anche l’analisi dei tabulati delle celle telefoniche non ha permesso di identificare il presunto responsabile.

Prive di elementi decisivi sono risultate inoltre le analisi dattiloscopiche e genetiche eseguite dai Ris di Parma. Non sarebbero state trovate impronte digitali o tracce di Dna utilizzabili per ulteriori verifiche nelle banche dati. Per la Procura di Lodi, in assenza di nuovi elementi, il fascicolo rischia quindi di essere archiviato senza un indagato e senza una ricostruzione completa del movente.