Montebelluna (TV)

Morte di Mattia Battistetti, le motivazioni del processo a Treviso

Il giudice: prescrizioni mai applicate e vigilanza assente durante le manovre

Le motivazioni della sentenza sulla morte di Mattia Battistetti delineano una netta distinzione tra la responsabilità dei vertici aziendali e le condotte tenute durante le attività operative. Il ventitreenne di Montebelluna venne travolto e ucciso il 29 aprile 2021, nel cantiere edile di via Kepler, da un pesante carico di ponteggi sganciatosi da una gru.

Il provvedimento, pubblicato il 14 settembre dal giudice monocratico del Tribunale di Treviso Alice Dal Molin, individua la causa dell’infortunio in un vizio di esecuzione e nell’omessa vigilanza durante le fasi di carico e movimentazione. Secondo il giudice, non sono emerse carenze strutturali nei modelli organizzativi delle imprese né lacune nei documenti di prevenzione.

Le prescrizioni rimaste sulla carta

Il passaggio centrale delle motivazioni riguarda i Piani di sicurezza, che prevedevano la tracciatura e la delimitazione di corridoi di passaggio e aree interdette ai lavoratori durante il sollevamento dei carichi. Quelle indicazioni, però, sarebbero rimaste un adempimento formale: nel cantiere non erano state realizzate una delimitazione concreta dell’area di lavoro né una segnaletica adeguata.

I cartelli di avviso e la delimitazione fisica delle zone pericolose furono installati soltanto dopo la tragedia. Se i percorsi protetti e le zone di rispetto fossero stati predisposti e fatti rispettare, si legge nella sentenza, l’operaio non si sarebbe trovato nel raggio d’azione del carico quando cedette l’imbracatura.

Assolti i vertici, condannati tre operativi

Sono stati assolti per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato Bruno Salvadori, 59 anni, vertice della Essebi, Gianantonio Bordignon, 58 anni, titolare dell’impresa esecutrice e responsabile dei lavori, e Andrea Gasparetto, 46 anni, legale rappresentante della Altedil, la società da cui dipendeva Battistetti.

Per il giudice, la documentazione predisposta dalle imprese, compresi Pos e PiMUS, era idonea e conforme alla normativa. Non sono stati inoltre rilevati difetti di installazione, cedimenti meccanici o vizi strutturali originari della gru tali da causare il collasso del carico. I titolari avevano delegato la sorveglianza diretta a figure tecniche qualificate.

La condanna a un anno e sei mesi di reclusione, con sospensione della pena e non menzione nel casellario, ha riguardato invece Marco Rossi, 43 anni, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, Gabriele Sernagiotto, 63 anni, coordinatore della sicurezza in fase esecutiva, e Loris Durante, 46 anni, operatore addetto alla manovra della gru. I tre sono stati ritenuti colpevoli di omicidio colposo in concorso.

A Durante è stata contestata un’imperizia nell’imbracatura e nel sollevamento del materiale, eseguiti senza verificare preventivamente la stabilità del carico e la completa liberazione dell’area sottostante. A Rossi e Sernagiotto è stata attribuita invece l’omessa vigilanza continuativa sull’applicazione delle procedure, con una tolleranza di comportamenti difformi dai Piani di sicurezza.

I familiari di Mattia Battistetti, la madre Monica, il padre Giuseppe e la sorella Anna, costituiti parte civile, avevano ottenuto in primo grado una provvisionale complessiva di 290mila euro. Ora stanno valutando la possibilità di presentare appello davanti alla Corte d’Appello di Venezia.