Verdellino (BG)

Morì cadendo dal tetto della casa dell’amico: rinviato a giudizio il 53enne che ne abbandonò il cadavere in strada

Il corpo di Matried venne ritrovato in strada a Taleggio nascosto sotto delle coperte. Hedhili dovrà rispondere di omicidio colposo

Morì cadendo dal tetto della casa dell’amico: rinviato a giudizio il 53enne che ne abbandonò il cadavere in strada

(da sinistra la vittima Hassan Matried e il 53enne tunisino Nouri Hedhili)

Omicidio colposo, omissione di soccorso e occultamento di cadavere, oltre a una serie di violazioni sulla sicurezza: sono queste le accuse di cui dovrà rispondere il 53enne tunisino Nouri Hedhili per la morte dell’egiziano Hassan Saber Qamer Ahmed Matried, 43 anni, precipitato dal tetto dell’abitazione del 53enne nel centro di Verdellino lo scorso gennaio.

L’incidente fatale a gennaio

I fatti risalgono ai primi giorni dell’anno. Matried, ospite del centro di accoglienza di Sotto il Monte, il 4 gennaio si trovava a Verdellino a casa del 53enne suo conoscente che lo aveva ingaggiato “in nero” per effettuare alcuni lavori di edilizia nella sua casa di via Galliano a pochi passi dalla piazza del paese.

Matried si trovava sul tetto quando perse l’equilibrio e cadde nel vuoto. Un impatto violento che uccise, con tutta probabilità sul colpo, il 43enne. Hedhili, come hanno ricostruito le indagini dei carabinieri, andò nel panico e invece di chiamare i soccorsi caricò il corpo del 43enne sul suo furgone, un “Renault Master” bianco immortalato poi dalle immagini di videosorveglianza sul luogo del ritrovamento del corpo di Matried, a Taleggio. Il suo cadavere, nascosto da delle coperte, fu ritrovato la mattina seguente tra le 5.57 e le 6.15 da alcuni escursionisti.

Dall’arresto alla scarcerazione

Le indagini serrate e le immagini delle telecamere avevano permesso ai carabinieri di stringere il cerchio attorno al 53enne che venne arrestato il 6 gennaio nella sua abitazione dove viveva con la moglie e le figlie. Uno choc per il paese dove Hedhili viveva da anni e dove aveva costruito rapporti di stima con i residenti.

Portato in carcere a Bergamo, dove rimase alcuni giorni, difeso dagli avvocati Simone Inno e Gianluca Paris ammise poi di aver trasportato il corpo di Matried fino a Taleggio, ma non di averlo ucciso. A confermarlo fu poi l’esito dell’esame autoptico eseguito al Papa Giovanni XXIII di Bergamo sul corpo del 43enne che evidenziava segni e fratture compatibili con una caduta dall’alto. Conclusioni che avevano spinto il sostituto procuratore Maria Esposito a chiederne la scarcerazione, autorizzata poi dal gip il 13 gennaio.

Rinviato a giudizio per omicidio colposo

Escluso l’omicidio volontario per il 53enne, il sostituto procuratore, ha chiesto il rinvio a giudizio per reati diversi: dall’omissione di soccorso, anche se per il 43enne non pare ci fossero speranze di sopravvivenza dopo la caduta all’omicidio colposo e occultamento di cadavere. Non solo: il tunisino dovrà rispondere anche di diverse violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.