Viterbo (VT)

Microcellulare nascosto nel retto: detenuto a processo

L'apparecchio è stato rinvenuto dopo l'incontro con i genitori; l'imputato sostiene di averlo destinato a un'altra persona reclusa.

Un microcellulare nascosto nel retto è stato scoperto dalla polizia penitenziaria al termine di un colloquio con i familiari nel carcere di Mammagialla, a Viterbo. Il protagonista della vicenda è un uomo di 33 anni, originario di Taranto e con precedenti penali, attualmente sotto processo con l’accusa di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di persone detenute.

Il rilevatore ha segnalato il dispositivo

I fatti risalgono al 23 marzo 2023. Intorno alle 12.30, mentre l’agente incaricato stava riaccompagnando il detenuto in cella dopo l’incontro con i genitori, un apparecchio portatile utilizzato per individuare i telefoni cellulari ha segnalato la presenza di un dispositivo elettronico. L’agente ha quindi informato un superiore e il controllo è stato ripetuto con un rilevatore fisso.

Il secondo accertamento ha confermato la presenza di un telefono di piccole dimensioni. Di fronte alla negazione dell’uomo, il medico della casa circondariale ha disposto il trasferimento all’ospedale di Belcolle per gli esami radiografici. Le immagini hanno mostrato che il dispositivo era stato occultato nel retto e sono state successivamente acquisite agli atti del procedimento e prodotte in aula dalla pubblica accusa.

La versione dell’imputato

La ricostruzione dell’episodio è stata riferita in udienza da un sovrintendente della polizia penitenziaria, ascoltato davanti al giudice Jacopo Rocchi. Secondo quanto riferito dal testimone, il microtelefono era perfettamente funzionante, sebbene privo di scheda SIM. Insieme all’apparecchio sarebbe stato trovato anche il cavo per la ricarica, mentre non è stata rinvenuta alcuna scheda telefonica.

L’imputato ha continuato a negare di aver utilizzato un telefono all’interno del carcere. Rispondendo alle domande delle parti, ha sostenuto di aver fatto da tramite per consegnare il dispositivo a un altro detenuto, del quale ha dichiarato di non conoscere l’identità. L’uomo ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere di Terni, dove si trova attualmente recluso.