Lo Stato si è fermato per rendere omaggio ai quattro militari morti giovedì scorso in un incidente in elicottero durante la missione Eufor Althea in Bosnia.
I funerali di Stato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della premier Giorgia Meloni e delle principali autorità civili e militari.
Durante la commemorazione, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato il coraggio e il sacrificio dei quattro militari, definendoli un esempio della parte migliore dell’Italia. Anche monsignor Gian Franco Saba ha sottolineato il loro impegno per la pace e gli aiuti umanitari.
Le bare avvolte nel Tricolore portate a spalla dai commilitoni, il picchetto d’onore, la chiesa gremita di parenti, amici, colleghi, alte cariche civili e militari. In prima fila il capo dello Stato, Sergio Mattarella – che ha poi rinnovato con “grande commozione” il cordoglio per le loro morti – la premier Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il presidente della Consulta Giovanni Amoroso. Seduti nei banchi diversi ministri e i leader di opposizione.
Sull’altare le bare allineate dei sergenti dell’Aviazione dell’Esercito, Simone Ruggia e Claudio Marchesi, del tenente Franco Adriano Zecchillo e della sergente Laura Procacci del Corpo militare volontario della Croce rossa, ritratti sorridenti nelle foto posizionate sui feretri.
Le parole del ministro Crosetto
“Oggi la Repubblica è qui. Lo Stato è qui, unito, senza divisioni, per rendere omaggio ai nostri quattro fratelli” ha sottolineato il ministro Crosetto prendendo la parola al termine della messa. “Quando venerdì mi sono recato in Bosnia-Erzegovina sul luogo dell’incidente, mi ha colpito che le parti a lungo contrapposte in quella terra avevano trovato subito un accordo: costruire insieme un monumento per ricordare i nostri ragazzi”. “Voi siete l’Italia migliore e l’Italia migliore va difesa sempre” ha proseguito il ministro aggiungendo che “lo Stato si inchina a loro”.
L’omelia di Monsignor Saba
Poco prima, nel corso dell’omelia, monsignor Gian Franco Saba, ordinario militare, li aveva definiti “seminatori di germogli di pace” attraverso “la promozione degli aiuti umanitari, spinti dal desiderio di promuovere soluzioni per i più fragili e per tener viva la speranza nelle popolazioni esposte alle aggressioni”. Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura – ha affermato – “hanno intuito che dedicare la vita per il sevizio è anticipazione del paradiso, vera sapienza. Hanno intuito che l’amore per l’umanità in certi contesti richiede dedizione per addestrarsi ad operare con prontezza e competenza a beneficio della pace, della custodia tra i popoli, dell’intervento sanitario in possibili situazioni di criticità e di emergenza”.
Un lungo applauso ha salutato la partenza dei carri funebri con i quattro feretri diretti nelle loro città di origine. Nel piazzale i parenti delle vittime, visibilmente scossi, hanno ricevuto il sostegno del ministro Crosetto che si è avvicinato stringendoli in un lungo abbraccio.
Commossi i colleghi
“Vivremo per onorarli” è stata la promessa di alcuni commilitoni. Uno di loro ha raccontato di aver sentito l’ultima volta Laura e Franco Adriano due giorni prima della tragedia. “Stavo organizzando i loro rientri anche se erano contenti di essere lì” ha aggiunto. Mentre il capitano Andrea Natoli, comandante del reparto di alta rappresentanza del IX centro di mobilitazione Lazio dove era effettiva Laura Procacci si è detto “sconvolto”.
“Non mi riesco a capacitare di questa perdita – ha ammesso – quando perdi un tuo militare in questo modo non ti capaciti. Un conto è se lo abbatte il nemico, ma in questo modo è difficile”. Da Salerno sono arrivati anche gli amici di infanzia di Simone Ruggia, che per loro resterà sempre ‘Friccolo’.
Le indagini vanno avanti
Intanto vanno avanti le indagini per fare luce sulla dinamica dell’incidente. La Procura di Roma ha acquisito la scatola nera che verrà ora analizzata. I magistrati di piazzale Clodio, che hanno avviato un procedimento al momento contro ignoti in cui si ipotizzano i reati di disastro colposo e omicidio colposo, hanno acquisito il dispositivo elettronico presente sul mezzo che nell’ambito della maxiconsulenza tecnica che verrà affidata verrà esaminato dagli specialisti della Difesa.
La scatola nera ha registrato l’intero piano di volo dell’elicottero, con gli spostamenti e tutti i dati relativi al funzionamento. Parallelamente si procederà con l’analisi dei rottami del mezzo che era impegnato in una operazione nell’ambito della missione Eufor Althea. In Bosnia gli investigatori italiani, in stretta collaborazione con le autorità locali, hanno riposizionato i resti del Chinook rimettendolo, sostanzialmente, in piedi per procedere con le verifiche.
In base a quanto ricostruito l’elicottero era atterrato, come previsto, in un campo di volo nella zona di Brcko per il cambio piloti. Nelle operazioni di ripartenza però il velivolo ha perso quota andandosi a schiantare sul terreno. Nell’impatto sono morti sul colpo i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e il tenente Franco Adriano Zecchillo del Corpo Militare della Croce Rossa. La collega di quest’ultimo, il sergente Laura Procacci, è stata trasportata in condizioni disperate in ospedale dove è morta a causa delle ferite.
Un quadro confermato anche dall’autopsia svolta sul corpo della donna all’istituto di medicina legale di Tor Vergata dalla quale è emerso che il decesso è stato causato da gravissimi traumi da schiacciamento. Il pm di piazzale Clodio, Francesco Saverio Musolino, tornerà ad ascoltare i superstiti appena le condizioni lo consentiranno. Un’attività già in parte effettuata dalle forze dell’ordine italiane inviate in Bosnia subito dopo l’incidente. Gli investigatori hanno ascoltato anche tre piloti che erano a bordo dell’elicottero.
Al momento l’ipotesi che si fa strada è quella di una avaria. I due piloti, infatti, avevano gli stessi comandi e ciò fa escludere un possibile doppio errore umano. La procura ordinaria non è l’unico ufficio giudiziario al lavoro su quanto accaduto. La Procura Militare della Capitale ha infatti avviato un fascicolo, anche in questo caso contro ignoti, in cui si ipotizza il reato di perdita colposa di aeromobile.