Roma (RM)

L’ultimo saluto a Valentino, in 5 mila alla camera ardente

Venerdì i funerali

L’ultimo saluto a Valentino, in 5 mila alla camera ardente

Svoltando da piazza di Spagna in piazza Mignanelli, lo sguardo non può non soffermarsi sulle vetrine oscurate della boutique Valentino. In bianco campeggia una citazione dello stilista, morto a 93 anni lo scorso 19 gennaio: “I love beauty, it’s not my fault”. Comincia con questa immagine il primo giorno della camera ardente con cui chi lo ha conosciuto, che sia personalmente o attraverso la sua arte, lo ha omaggiato nello stesso posto dove tutto è iniziato, l’attuale sede di Pm23.

“Abbiamo cominciato qua dentro, in questo palazzo – ha raccontato Giancarlo Giammetti, che con lui ha condiviso carriera e sogni -. È come un nido dove siamo cresciuti, abbiamo spiccato il volo. Ma tornavamo sempre qui”. E, se nel lavoro “era veramente puntiglioso”, Valentino nella vita privata è rimasto “il ragazzo sognatore che ho conosciuto” allora. Un sogno che è diventato eredità artistica quanto umana. “Mi ha lasciato un incredibile ricordo, 43 anni accanto – ha detto con gli occhi lucidi, la voce rotta e il volto rosso l’ultimo compagno dello stilista, Vernon Bruce Hoeksema, accompagnato dai loro adorati carlini – è la mia vita. Adesso ho tanti bei ricordi, ma sarà difficile senza di lui”.

A stupire più di tutto, entrando dentro la sala con il feretro, è il bianco. Giammetti ha detto che “è una classica camera ardente, sarebbe stato ridicolo farla rossa”. L’unico oggetto a non essere bianco è la bara. Ci sono, soprattutto, decine di rose candide, dal profumo inebriante – tante anche negli omaggi floreali, tra cui quello di Donatella Versace – mentre la foto di Garavani è in bianco e nero e dal soffitto scende un’installazione carica di altri fiori pallidi, come una pergola. “Come fosse già in paradiso”, commenta la giapponese Yukie Yoko, che fu assunta da Valentino dopo aver chiesto, aspettando all’ingresso della sua boutique, di poter lavorare con lui. Alternata a lunghi momenti di silenzio e raccoglimento, in sala è stata riprodotta una ‘playlist’ dedicata con musiche di Bach, Schubert e Mozart.

Nel corso delle sette ore di apertura si sono succeduti circa 5mila visitatori in un flusso continuo, e domani la camera ardente riaprirà dalle 11 alle 18, mentre i funerali saranno venerdì alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. “Ho lavorato con lui 14 anni, i più belli. Parte della mia vita se n’è andata con lui”, ha raccontato emozionatissima Alba Armillei, ‘parrucchiera delle dive’. Hanno voluto salutare Valentino pure diversi attuali dipendenti dell’azienda, giunti con addosso gli abiti di lavoro.

Eleonora Abbagnato, direttrice del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, ha spiegato che lo stilista “amava tantissimo la danza e mi ha creato degli abiti veramente meravigliosi, unici. Era così gentile e sempre rispettoso verso gli artisti”. Mentre la giornalista Maria Corbi ha raccontato di quando Valentino “si arrabbiava se scrivevi qualcosa che non riteneva corretta”, ma “erano veramente delle tempeste che finivano subito”.

E se la città di Roma, come confermato dal sindaco della capitale, Roberto Gualtieri e dall’assessore Alessandro Onorato, organizzerà qualcosa per onorare al meglio lo stilista che l’ha scelta come sua casa, intanto sono stati i cittadini ad aver mostrato rispetto verso di lui. “I suoi abiti per me erano sculture, opere d’arte, ma soprattutto sogni”, ha detto Alba Verga, che ha messo un abito rosso Valentino per l’occasione. “Lavoro in aeroporto, l’avevo conosciuto lì, partiva spesso. Di solito si parla del suo rosso, ma il nero gli piaceva per l’eleganza”, ha raccontato Marco, che ha indossato una cravatta dell’imperatore della moda.

Alla camera ardente sono passati pure il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che si è detto “rammaricato per non essere riuscito a congratularsi” per la mostra appena aperta in Fondazione e la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, per cui è “un orgoglio avere italiani come Valentino”. Nelle parole di Valeria Marini, Garavani è stato “unico”, e forse sarà per questo che – in un momento di magia – in piazza di Spagna qualcuno ha suonato ‘My way’ di Frank Sinatra, come a dedicargliela. Non poteva scegliere canzone migliore.