Carrara è stata nuovamente colpita da allagamenti dopo una pioggia intensa, con 130 millimetri d’acqua caduti in un’ora. Le criticità si sono concentrate soprattutto tra Avenza e Marina di Carrara: il Carrione ha raggiunto livelli di guardia, il viale XX Settembre si è trasformato in un fiume e diverse strade, cantine e autorimesse sono state sommerse.
Numerosi i disagi alla circolazione. Alcuni veicoli sono rimasti in panne ad Avenza, mentre altri sono rimasti intrappolati nei sottopassi di Baudoni e di via Marchetti. Il viale Zaccagna è stato invaso dall’acqua e chiuso al traffico. Per gestire l’emergenza sono intervenute la centrale operativa della Protezione civile comunale e le squadre della Vab, impegnate nei soccorsi e nella riduzione dei disagi per i residenti.
La denuncia sull’uso del suolo
Dopo l’ennesimo episodio, Legambiente Carrara ha chiesto al Comune una revisione delle politiche di gestione del territorio. Secondo l’associazione, gli allagamenti non sarebbero riconducibili soltanto alla pioggia, ma anche alla progressiva impermeabilizzazione del suolo. Strade, marciapiedi, piazze e parcheggi vengono infatti realizzati, sostiene Legambiente, con materiali che ostacolano l’assorbimento delle acque meteoriche e ne favoriscono lo scorrimento in superficie.
L’associazione contesta inoltre il ricorso a nuove edificazioni invece del recupero del patrimonio edilizio esistente. Anche le aiuole, osserva, sono spesso rialzate e delimitate da cordoli impermeabili che impediscono all’acqua di raggiungere il terreno. La realizzazione o l’adeguamento della rete fognaria può essere necessaria, ma viene descritta come una soluzione parziale in un contesto segnato dalla crisi climatica.
Dai monti al mare
Nel documento diffuso da Legambiente vengono richiamate anche le condizioni dei ravaneti, che per permeabilità e conformazione potrebbero contribuire a rallentare il deflusso delle acque, ma che risultano intasati dalle terre. In questo modo, secondo l’associazione, aree potenzialmente utili alla sicurezza idraulica rischiano di diventare elementi di criticità. Analoga attenzione viene rivolta a fiumi e canali, confinati in alcuni tratti entro muri spondali in cemento che limiterebbero l’infiltrazione dell’acqua nel terreno.
La proposta è quella di trasformare l’intero territorio, dai monti al mare, in una città spugna. Legambiente chiede di rimuovere parte delle pavimentazioni impermeabili, realizzare giardini della pioggia e piantare boschi urbani. L’obiettivo indicato non è soltanto raggiungere il consumo di suolo zero, ma avviare anche interventi di ripristino delle superfici già impermeabilizzate. Per l’associazione, la Protezione civile dovrebbe essere riservata alle emergenze effettive, mentre la prevenzione dovrebbe partire da una diversa pianificazione urbana e ambientale.