La mobilitazione annunciata per sabato viene preparata anche attraverso chat e social network. Nei gruppi riconducibili al Movimento 17 ottobre si discute delle modalità di partecipazione, dei possibili controlli e delle precauzioni da adottare durante le iniziative di piazza, con particolare attenzione alla manifestazione prevista a Firenze.
In una conversazione alcuni utenti si interrogano sull’opportunità di presentarsi con il volto coperto. Altri invitano a non utilizzare le chat per discutere di eventuali azioni estranee alla protesta pacifica, ricordando che nei gruppi possono essere presenti giornalisti e forze dell’ordine. Il tema della sicurezza e del rischio di infiltrazioni ricorre in numerosi messaggi, senza però che sia possibile verificare l’identità dei partecipanti.
Una rete di gruppi tra più città
Il gruppo Telegram del Movimento 17 ottobre è ad accesso limitato, ma l’ingresso non sembra sottoposto a controlli particolarmente rigorosi. Al suo interno convivono canali destinati ai comunicati degli amministratori e gruppi più ristretti legati alle città interessate dalla mobilitazione, tra cui Roma, Milano, Torino e Firenze.
Il movimento, nato dopo le prime manifestazioni studentesche, si descrive come una realtà composta da giovani che hanno scelto di non aspettare oltre. Non risultano una struttura tradizionale, un presidente, un segretario o un portavoce: l’organizzazione si presenta piuttosto come un processo aperto. Questa impostazione favorisce la presenza di posizioni diverse e discussioni interne che superano la tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra.
Tra i bersagli delle critiche compaiono il governo, le forze politiche e i sindacati istituzionali, oltre a gruppi neofascisti e rappresentanti delle forze dell’ordine. Nei messaggi vengono citati anche giornalisti e presunti infiltrati, ma la grande quantità di profili anonimi, pseudonimi e nomi di fantasia rende difficile distinguere gli appartenenti ai diversi gruppi e comprendere chi abbia un ruolo effettivo nell’organizzazione.
Allarmi non verificati e notizie false
Secondo quanto emerge dalle conversazioni, il coordinamento operativo delle piazze sarebbe spostato su altre piattaforme di messaggistica. I partecipanti discutono soprattutto di come tutelarsi in caso di fermo e delle disposizioni contenute nel decreto sicurezza. La circolazione dei messaggi, tuttavia, è accompagnata anche da contenuti privi di riscontri.
Da giorni vengono rilanciate immagini, video e avvertimenti relativi a presunti stupri, pestaggi, aggressioni ai passanti e incendi pianificati. In alcuni casi compaiono anche elenchi di persone indicate come possibili obiettivi. Non sono disponibili elementi che confermino queste ricostruzioni, mentre diversi utenti le attribuiscono a una strategia di propaganda finalizzata a creare paura e a delegittimare la mobilitazione.
Il gruppo conta quasi 7mila iscritti e registra un flusso continuo di messaggi, tanto intenso da spingere alcuni partecipanti a silenziare le notifiche. Le conversazioni mostrano così una rete ampia e non facilmente controllabile, nella quale si sovrappongono indicazioni organizzative, timori per la presenza delle forze dell’ordine e informazioni non verificate.