Nessun passo indietro, né di lato: Sigfrido Ranucci non arretra e aspetta che sia la Rai a fare la prima mossa, sollevandolo dalla conduzione di Report e offrendogli un ruolo alternativo. “Dovrei decidere di mettermi da parte, ma non lo faccio perché è quello che vogliono loro. Se hanno la coscienza pulita mi spostino loro”, dice ai microfoni di In Onda. E con una punta di sarcasmo cita Franco Califano: “Come ha scritto sulla sua tomba: non escludo un mio ritorno… anche da morto”.
Il rebus è sul tavolo del vertice Rai: dopo la riunione di ieri tra l’Ad Giampaolo Rossi, il direttore degli Affari legali, Francesco Spadafora, e il direttore delle Risorse umane, Felice Ventura, si cerca una via d’uscita con una proposta di ricollocazione per Ranucci considerata in linea con la sua qualifica (oltre che capo autore di Report, è vicedirettore ad personam dell’Approfondimento), per evitare il rischio di una causa per demansionamento. Si parla del possibile approdo a una testata giornalistica, al Tg3 o a Rainews dove il conduttore ha già lavorato in passato. A quanto si apprende, il direttore del Tg3 Pierluca Terzulli avrebbe insistito sull’opportunità di lasciare Ranucci al suo posto, ferma restando la disponibilità ad accoglierlo qualora l’azienda decidesse di procedere.
Il confronto va avanti – difficilmente, a quanto pare, il nodo sarà sciolto domani – parallelamente alla ricerca del profilo più adatto per la successione a Report, per cui la Rai intende puntare su una professionalità interna. Peraltro la redazione del programma – che l’1 o il 2 settembre il direttore Approfondimenti, Paolo Corsini dovrebbe incontrare – sarebbe pronta alle barricate nel caso in cui arrivasse un esterno.
“Ormai Ranucci si crede il ‘Che Guevara di Campo Ascolano’”, ironizza da FdI Federico Mollicone, plaudendo all’iniziativa della Commissione Ue, che – in risposta alla lettera del partito della premier sul rischio di violazioni delle norme europee da parte di Report – ha fatto sapere che “continuerà a seguire gli sviluppi” della vicenda, ricordando che l’European Media Freedom Act impone ai servizi pubblici indipendenza e pluralismo. Nel mirino di Fratelli d’Italia anche le parole di Ranucci sulla disponibilità a cenare anche “con Totò Riina”: “Eppure è stata proprio Report a pubblicare e rilanciare una fotografia di Giorgia Meloni con Gioacchino Amico, scattata nel 2019 durante una manifestazione politica, contribuendo a esporre la presidente del Consiglio al pubblico ludibrio per un semplice selfie in mezzo a tante persone”, attacca Antonio Baldelli. Da M5s si fa sentire invece Barbara Floridia. “Prima di ogni decisione da parte della Rai sul futuro di Report e sulla conduzione di Sigfrido Ranucci, il governo deve venire in Parlamento a riferire. Lo chiedo ufficialmente con una interrogazione con carattere di urgenza”.
Intanto c’e’ attesa per interrogatori per la banda degli arrestati con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato dello scorso ottobre davanti casa del giornalista, a Pomezia, di cui Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante. L’intenzione di due degli arrestati, Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello – a quanto si apprende dai difensori – è di ribadire che fin dal principio non c’era intenzione di far del male a qualcuno, inoltre sarebbero intenzionati a precisare che non conoscono né Sigfrido Ranucci, né Valter Lavitola e che avevano avuto solo contatti con Gomes Clesio Tavares – factotum di Lavitola – il quale gli avrebbe fornito le specifiche indicazioni sull’attentato.
Non si può ancora escludere che i due possano avvalersi della facoltà di non rispondere pur rendendo dichiarazioni a margine ai magistrati. Gli altri componenti del gruppo arrestati sono Saverio Mutone, anche lui in carcere, e Marika De Filippis, compagna di D’Avino, la quale è attualmente ai domiciliari. Bisognerà aspettare, invece, il 7 settembre, perché Lavitola compaia davanti al tribunale del Riesame per fare probabilmente dichiarazioni spontanee sulla vicenda.