Lombardia

La pista dolosa per l’incendio sul Monte Goj

Carabinieri e forestali hanno delimitato l’area d’origine; al vaglio immagini e testimonianze.

L’incendio che per una settimana ha devastato il Monte Goj potrebbe essere stato appiccato volontariamente. Le verifiche avviate nelle prime ore del rogo avrebbero infatti escluso le principali cause accidentali, rafforzando l’ipotesi del dolo. Al momento, però, non ci sono conclusioni ufficiali e gli accertamenti proseguono per chiarire l’origine delle fiamme e individuare eventuali responsabili.

Il rogo era iniziato alle 15.09 del 13 agosto e si era poi esteso fino a minacciare da vicino i quartieri di Albate e Muggiò nella notte tra il 13 e il 14 agosto. L’incendio aveva interessato una vasta area boschiva sul rilievo che sovrasta la città, rendendo necessario un lungo lavoro di contenimento e monitoraggio.

Il punto d’innesco vicino al Sasso della Strega

I carabinieri del Nucleo operativo di Como, insieme ai carabinieri forestali, avrebbero individuato il punto dal quale sono partite le fiamme. Si trova nei boschi nei pressi del Sasso della Strega, sul versante rivolto verso la città. La zona è stata delimitata e sottoposta ad accertamenti per raccogliere elementi utili alla ricostruzione.

Si tratta di un’area scoscesa, lontana dai sentieri e difficile da raggiungere. Secondo le prime valutazioni, in quel punto risulterebbero poco plausibili sia un innesco naturale sia la caduta accidentale di una sigaretta o di altro materiale incandescente. Anche l’ipotesi di un barbecue o di un picnic sfuggito al controllo apparirebbe poco compatibile con le caratteristiche del luogo, raggiungibile soltanto addentrandosi intenzionalmente nel bosco.

Immagini e testimonianze al vaglio

Nel corso delle verifiche sono state ascoltate diverse persone e sono state raccolte immagini utili a ricostruire l’evoluzione dell’incendio, dalla prima colonna di fumo fino all’esteso fronte che ha minacciato i quartieri di Albate e Muggiò.

Gli investigatori hanno acquisito fotografie e riprese realizzate da droni ed elicotteri, oltre ai filmati delle telecamere presenti lungo le strade e nelle aree di accesso ai sentieri del Monte Goj. Il materiale dovrà essere esaminato e trasmesso alla Procura di Como. Resta attesa anche la relazione conclusiva dei vigili del fuoco.

La pista dolosa viene quindi considerata concreta, ma restano da chiarire sia l’identità di chi potrebbe avere appiccato il fuoco sia il possibile movente. Gli elementi raccolti dovranno essere valutati dagli investigatori e dall’autorità giudiziaria prima di arrivare a una ricostruzione definitiva.