Saluggia piange la scomparsa di Franco Miglietta, spentosi all’età di 88 anni. Nato nel 1937 in una famiglia di agricoltori, Franco è stato molto più di un musicista: è stato un testimone vivente della storia del suo paese e un pilastro fondamentale della Banda Don Bosco, di cui per lungo tempo ha fatto parte anche del direttivo, contribuendo con saggezza alla sua gestione.
La musica era la sua vita: l’addio a Franco
La sua avventura musicale iniziò in un mondo rurale che oggi sembra lontanissimo. In una Saluggia ancora piccola, la socializzazione avveniva nella stalla, il salotto delle famiglie contadine dove ci si scaldava e si passava il tempo insieme. Fu proprio lì che imparò a suonare l’armonica a bocca, ascoltando chi cantava e raccontava barzellette. La musica era per lui un elemento naturale del quotidiano: ricordava con affetto come si zappasse il grano nei campi fischiettando e intonando canzoni in compagnia dei parenti, prima di intraprendere il suo percorso lavorativo presso la Lancia di Chivasso.
L’ingresso ufficiale nel mondo delle sette note avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale. Affascinato dalla banda vista durante un funerale, Franco iniziò a studiare il clarinetto e poi il flicorno baritono sotto la guida di maestri storici come Gaido e Vallino. Fu protagonista di ogni fase del gruppo, dalle prime processioni del Corpus Domini fino alla rinascita degli anni Settanta. Nel 1971 fu proprio lui a favorire l’arrivo del maestro Forneris, segnando una svolta che portò in banda una nuova generazione di giovani. La sua dedizione è stata incrollabile: è rimasto un componente attivo e sempre presente fino al 2023, anno del suo ritiro ufficiale dopo il Concerto del Centenario.
Un capitolo indimenticabile della sua vita fu il servizio militare nella banda della Divisione Folgore a Trieste. Grazie alla sua statura ricoprì il ruolo di maziere durante le sfilate ufficiali, ma è il suo spirito goliardico a restare nei ricordi, come quando usava la sua amata ocarina per intonare Il ponte sul fiume Kwai mentre i commilitoni rientravano in caserma.
Decano della don Bosco
Oltre al talento, di Franco si ricorderà la profonda umanità e la straordinaria generosità. Con la moglie aveva condiviso ogni cosa della vita sino alla sua scomparsa, trovando nella musica una medicina e un conforto. Franco diceva sempre, con estrema umiltà, di non aver dato molto alla musica, ma riconosceva con gratitudine come questa gli avesse invece restituito tantissimo in termini di serenità e gioia. Definiva l’arte dei suoni una cosa gentile e il suo legame con la Banda di Saluggia è stato totale.
Oggi, nel ricordarlo, risuonano le sue parole di speranza per il futuro, affinché la banda possa continuare a suonare per altri cento anni, mantenendo vivi quei valori di socializzazione che lui ha incarnato per tutta la vita.