Si celebrerà in tutta Italia, domenica 11 ottobre, la 76esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’Anmil, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro. La ricorrenza sarà dedicata al ricordo delle persone che hanno perso la vita e alla necessità di rafforzare le azioni di prevenzione, formazione e sensibilizzazione.
Per Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, il momento commemorativo deve tradursi in una responsabilità collettiva e in un impegno quotidiano. I dati disponibili evidenziano infatti un quadro ancora critico, nonostante una lieve diminuzione dei decessi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il bilancio dei primi sette mesi
Nei primi sette mesi del 2026 sono state registrate 595 vittime, di cui 430 decedute in occasione di lavoro e 165 durante gli spostamenti casa-lavoro. Il dato complessivo è inferiore di 12 casi rispetto al 2025: sette in meno per gli eventi avvenuti durante l’attività e cinque in meno per quelli in itinere. Secondo l’Osservatorio Vega, la riduzione non può però essere considerata un miglioramento strutturale delle condizioni di sicurezza.
A fine luglio, l’incidenza media nazionale era pari a 17,8 decessi ogni milione di occupati. Cinque regioni risultavano in zona rossa, con un valore superiore di almeno il 25% rispetto alla media: Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. In zona arancione figuravano Trentino-Alto Adige, Veneto, Molise e Toscana. Piemonte, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna, Basilicata, Lombardia e Abruzzo erano in zona gialla, mentre Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta rientravano nella zona bianca.
Le categorie più esposte
Considerando i soli decessi avvenuti durante l’attività, il valore più alto riguarda gli over 65, con 55,4 casi ogni milione di occupati. Seguono le persone tra 55 e 64 anni, con un’incidenza di 27,3, e i giovani tra 15 e 24 anni, con 21,9. In termini assoluti, la fascia più colpita è quella tra 55 e 64 anni, che conta 153 vittime su 430.
Particolare attenzione riguarda inoltre i lavoratori stranieri. Sono 169 le vittime complessive, di cui 121 durante l’attività e 48 in itinere. L’incidenza della mortalità raggiunge 46,8 decessi ogni milione di occupati stranieri, contro i 14,4 registrati tra gli italiani: un rischio più che triplo.
Le denunce di infortunio presentate entro la fine di luglio ammontano a 368.085, il 5,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il numero maggiore proviene dalle attività manifatturiere, con 41.778 denunce, seguite da costruzioni, sanità, commercio e trasporto e magazzinaggio. Le denunce riferite a lavoratori stranieri sono 79.633, mentre quelle avvenute durante l’attività raggiungono quota 307.804. I numeri rilanciano la necessità di investire nella formazione e nel rafforzamento delle misure di tutela, per ridurre il fenomeno e rendere la protezione della salute una priorità concreta.