Ferrara (FE)

In trecento a Ferrara chiedono lo stop alla guerra a Gaza

Il gruppo cittadino ha illustrato le richieste durante il presidio, tra bandiere, cartelli e interventi sul conflitto

Circa trecento persone si sono ritrovate in piazza Cattedrale a Ferrara per manifestare solidarietà alla popolazione palestinese e chiedere la fine del conflitto a Gaza. L’iniziativa è stata organizzata dal gruppo Ferrara per la Palestina nell’ambito delle mobilitazioni promosse dalle realtà palestinesi in diverse città italiane, a tre anni dall’inizio della guerra.

In piazza erano presenti bandiere palestinesi, kefiah e cartelli dedicati soprattutto alla condizione dei minori nella Striscia. Silvia, una delle partecipanti, ha portato le fotografie di Ibrahim e Haitham, due bambini che, secondo quanto riferito, vivono in tenda. Ibrahim sarebbe stato ferito alla testa da una scheggia, mentre Haitham avrebbe parenti nel Regno Unito e starebbe cercando di lasciare Gaza. I cartelli hanno richiamato l’attenzione sulle vittime infantili e sul numero di minori palestinesi morti, indicato dagli organizzatori sulla base dei dati del Ministero della Salute palestinese.

Le richieste dei manifestanti

Tra gli slogan esposti anche quello per bloccare ogni forma di sostegno italiano alle operazioni militari e all’economia di guerra. Un partecipante, indicato con la sola iniziale E., ha chiesto la fine di quello che i manifestanti definiscono genocidio, la sospensione dei finanziamenti e della collaborazione con Israele e lo stop alla produzione e alla fornitura di armamenti da parte di Leonardo. La manifestazione ha inoltre rivendicato la fine della criminalizzazione del dissenso e il ritiro del disegno di legge sull’antisemitismo e dei decreti Sicurezza.

La rappresentante Nesrin ha elencato le altre istanze del gruppo: il blocco del riarmo, l’interruzione dell’invio, della vendita e del transito di armi da e verso Israele, la rescissione degli accordi di cooperazione militare, economica e accademica e la cancellazione delle misure considerate repressive nei confronti del movimento di solidarietà. È stata inoltre chiesta la liberazione di alcuni prigionieri politici detenuti in Italia, tra cui Anan Yaeesh, Ahmed Salem, Mohammed Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly, Riyad Albustanji e Abdelnuti Abunada.

Il riferimento alle armi dal porto di Ravenna

Nel corso del presidio Adam, anche lui esponente di Ferrara per la Palestina, ha sostenuto che le associazioni avessero denunciato da tempo il rischio di un genocidio a Gaza. Il suo intervento ha riguardato anche l’aumento delle spese militari, il riferimento al 5% del Pil entro il 2035 e il principio contenuto nell’articolo 11 della Costituzione.

Adam ha citato inoltre l’inchiesta della giornalista indipendente Linda Maggiori sui carichi di armi in partenza dal porto di Ravenna e il successivo ricorso al Tar contro il rifiuto dell’Agenzia delle dogane di fornire i dati. Secondo quanto riportato durante la manifestazione, il 27 agosto l’Avvocatura dello Stato avrebbe sostenuto in giudizio il carattere strategico militare dello scalo e l’impossibilità di divulgare quelle informazioni per ragioni di sicurezza nazionale.

In chiusura, Adam ha espresso la posizione del gruppo sugli attacchi del 7 ottobre, descrivendoli come un’azione armata di resistenza palestinese e affermando il sostegno alla resistenza. La manifestazione si è svolta in un clima definito dai partecipanti teso, anche per il timore di conseguenze legate alle dichiarazioni pubbliche e al disegno di legge sull’antisemitismo, non ancora approvato.