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Il giovane Leo simbolo della lotta contro il bullismo: riaperta l’indagine sulla sua fine

Secondo la famiglia, la scuola non avrebbe fatto abbastanza per proteggerlo, nonostante i segnali di sofferenza evidenziati dal giovane

Il giovane Leo simbolo della lotta contro il bullismo: riaperta l’indagine sulla sua fine

È stata riaperta l’indagine sulla morte di Leonardo Calcina, il ragazzo di 15 anni che nell’ottobre 2024 si tolse la vita a Senigallia.

Come da tempo tenacemente sostenuto dalla famiglia, il gesto sarebbe maturato in un contesto di bullismo subito a scuola.

Leonardo Calcina

Una possibile svolta, la decisione del Gip del Tribunale dei Minori

E così, finalmente dopo tanto “battagliare”, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni ha disposto nuovi approfondimenti, ritenendo che possano esserci gli elementi per ipotizzare i reati di atti persecutori e istigazione al suicidio, anche nella forma del dolo eventuale.

La decisione è contenuta in un’ordinanza di sette pagine, arrivata a ridosso del 27 aprile, giorno in cui il giovane avrebbe compiuto 17 anni.

Nel provvedimento vengono richiamate testimonianze di altri studenti che descrivono episodi ripetuti di vessazioni attribuiti a quattro compagni di scuola dell’istituto Panzini.

Tra gli elementi acquisiti figurano anche conversazioni digitali: messaggi scambiati con amici, nei quali Leonardo manifestava il proprio disagio, e chat con la madre, che restituiscono uno stato di forte inquietudine.

La famiglia ha sempre sostenuto che il ragazzo fosse bersaglio di comportamenti persecutori da parte di alcuni coetanei.

Viktoryia Romanenko madre di Leo Calcina in un incontro col Ministro Valditara

Il nodo dei telefoni cellulari dei compagni di scuola

In questa direzione vanno anche le nuove attività disposte dal giudice, tra cui il sequestro dei telefoni cellulari di quattro ragazzi indicati dai genitori come responsabili delle presunte vessazioni: i loro nomi verranno iscritti nel registro degli indagati.

Un passaggio centrale riguarda proprio la contestazione dell’archiviazione decisa in precedenza dalla Procura.

Come si ricorderà, i genitori, assistiti dall’avvocato Pia Perricci, avevano presentato opposizione sostenendo che la ricostruzione iniziale fosse incompleta.

Con un paradosso che aveva lasciato di stucco a quel tempo l’opinione pubblica.

Dell’archiviazione i genitori non avevano avuto alcuna comunicazione ufficiale, se non appunto casualmente in un secondo momento proprio dal loro legale.

Alla ricerca della verità

Ad ogni modo, secondo la difesa, infatti, le indagini si sarebbero basate su una lettura frammentata degli episodi, senza cogliere l’insieme delle condotte subite dal ragazzo.

Dagli atti emergerebbe invece, secondo questa impostazione, un contesto segnato da comportamenti vessatori ripetuti nel tempo in ambito scolastico, descritti da diversi testimoni come frequenti e sistematici.

Scherni, umiliazioni e atteggiamenti derisori avrebbero contribuito a creare nel giovane una condizione di crescente sofferenza e isolamento.

Una storia triste, le tappe della vicenda

La madre e il padre di Leonardo hanno sempre sostenuto che il gesto del figlio potesse essere collegato a episodi di bullismo subiti a scuola, all’istituto Panzini.

la vicenda risale all’ottobre del 2024, quando il giovane si tolse la vita utilizzando l’arma del padre.

Subito nei giorni seguenti era emerso, dal racconto dei genitori e da alcune testimonianze nell’ambito scolastico, che il 15enne subisse atti di bullismo.

Nella fattispecie, insulti in classe, prese in giro per il cognome, e persino un messaggio vocale offensivo che circolava tra i compagni.

Le accuse contro la scuola, tanti punti oscuri e l’omertà

Parallelamente, la famiglia aveva annunciato l’intenzione di avviare una azione di risarcimento danni nei confronti del Ministero dell’Istruzione e della scuola frequentata da Leo, l’istituto Panzini di Senigallia.