Modena (MO)

Hera: il termovalorizzatore di Modena resterà attivo per decenni

Dichiarazioni riaprono confronto su promesse legate all’anno 2034 ed emissioni.

Il termovalorizzatore di via Cavazza non sarebbe destinato a chiudere entro il 2034. A dirlo è stato Orazio Iacono, amministratore delegato di Hera, intervenuto a margine della presentazione del nuovo impianto Aliplast per il riciclo delle plastiche rigide, realizzato nella stessa area di Modena. Rispondendo alle domande dei giornalisti sull’ipotesi di superamento dell’inceneritore, Iacono ha spiegato che l’impianto dispone di tecnologie all’avanguardia e che continuerà a funzionare per i prossimi decenni.

Secondo il vertice della multiutility, strutture di questo tipo saranno ancora necessarie in futuro e in Italia ne servirebbero altre. La posizione è stata motivata anche con l’indirizzo delle normative europee, che privilegiano il recupero energetico rispetto allo smaltimento dei rifiuti in discarica. L’energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore alimenterà inoltre il nuovo stabilimento Aliplast dedicato al recupero delle plastiche rigide.

Il programma del Comune

Le dichiarazioni hanno riaperto il confronto politico a Modena, perché il programma elettorale del sindaco Massimo Mezzetti prevede il superamento dell’impianto entro il 2034, nel rispetto dei tempi di ammortamento dell’investimento e d’intesa con la Regione. L’obiettivo era stato confermato dal primo cittadino in Consiglio comunale nel marzo 2025 e ribadito dall’assessore Vittorio Molinari nel luglio dello stesso anno.

Anche la precedente amministrazione guidata da Gian Carlo Muzzarelli aveva annunciato la chiusura dell’inceneritore entro meno di dieci anni. Le affermazioni di Hera hanno quindi sollevato interrogativi sulla coerenza tra la strategia industriale della multiutility e gli impegni assunti dal Comune. Il tema si aggiunge alle tensioni già emerse su altri dossier cittadini, tra cui quello del Policlinico.

La richiesta di un limite ai rifiuti

Tra le reazioni c’è quella dell’ex consigliere ambientalista Vittorio Ballestrazzi, che ha giudicato positiva l’inaugurazione del nuovo impianto R3GID di Aliplast, chiedendo però che il progetto non diventi una giustificazione per prolungare l’attività del forno. Ballestrazzi sostiene che il Consiglio comunale abbia chiesto il 14 luglio 2025 al sindaco e alla giunta di domandare formalmente a Regione e Atersir la dismissione dell’impianto entro il 2034, ma che tale richiesta non risulti ancora inviata.

L’ex consigliere contesta anche l’idea che il riciclo debba necessariamente dipendere dall’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti, osservando che una fabbrica può funzionare anche con energia da fonti rinnovabili. Secondo la sua ricostruzione, la riduzione della plastica destinata al forno potrebbe liberare capacità termica per altri rifiuti indifferenziati: per ogni tonnellata di plastica non bruciata, sostiene, si potrebbe arrivare a sostituirla con due tonnellate e mezza di altro materiale.

Per questo Ballestrazzi chiede al Comune di inviare la richiesta prevista dalla mozione e di sollecitare Regione e Arpae a fissare un tetto vincolante ai rifiuti bruciati, da ridurre insieme all’aumento della plastica avviata al riciclo. Nel suo intervento richiama infine le emissioni del 2025, pari a quasi 189mila tonnellate di CO2 e 57 tonnellate di ossidi di azoto, sostenendo che il recupero delle plastiche non dovrebbe tradursi in un incremento dei rifiuti destinati alla combustione.