Un 27enne modenese è tra i cinque cittadini italiani fermati dalle autorità israeliane in Cisgiordania, nel villaggio di Lubban al Gharbi. Il giovane si trovava insieme ad altri volontari dell’International Solidarity Movement e stava partecipando alle attività di sostegno ai contadini palestinesi impegnati nella raccolta delle olive.
Il fermo ha coinvolto complessivamente 14 attivisti. Le famiglie sono state informate e la Farnesina ha chiesto il rilascio immediato dei cittadini italiani. Per ottenere chiarimenti sulle circostanze dell’intervento e garantire assistenza ai connazionali si sono attivati l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme.
Il trasferimento in una stazione di polizia
Secondo quanto riferito dal padre del giovane modenese, il figlio era impegnato ad aiutare i palestinesi durante la raccolta quando è stato fermato insieme agli altri attivisti. Il gruppo è stato successivamente trasferito in una stazione di polizia. Dopo il trasferimento, riferisce la famiglia, non sono arrivate ulteriori informazioni sulle condizioni e sulla posizione dei volontari.
Prima dell’arresto, il 27enne aveva pubblicato sui social un messaggio nel quale spiegava di essere uno studente italiano politicamente attivo, sostenitore dei diritti umani e dei movimenti di liberazione. Nel testo affermava di trovarsi nei Territori per esprimere solidarietà al popolo palestinese e contestava duramente le politiche israeliane, utilizzando anche espressioni contro il governo e i suoi alleati.
Le tensioni durante la raccolta delle olive
La raccolta delle olive rappresenta una delle principali fonti di sostentamento per molte comunità palestinesi ed è considerata un periodo particolarmente esposto a tensioni e incidenti con i coloni. Per questo, durante la stagione, attivisti internazionali raggiungono i Territori con l’obiettivo di assistere gli agricoltori e, in alcuni casi, fare da presenza di protezione nei campi.
La vicenda si inserisce in un quadro di precedenti recenti. La settimana scorsa due italiani arrivati da Bolzano per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta erano stati trattenuti per oltre un giorno dalla polizia israeliana, con l’accusa di terrorismo, e poi espulsi. Nel caso del gruppo fermato a Lubban al Gharbi, gli attivisti sarebbero stati accusati di essere entrati in una zona militare, contestazione che, secondo quanto riferito, sarebbe stata utilizzata come pretesto per bloccarli.