Toscana

Familiari di Lorena: aveva paura, ma non temeva il peggio

Arrivati dalla Puglia, i parenti si sono raccolti nell’alloggio; sgomento tra i residenti del quartiere e del borgo

La famiglia di Lorena Isceri è arrivata ieri mattina dalla Puglia, raggiungendo l’abitazione della donna a Rifredi. La madre, il fratello Danilo, la zia e altri parenti stretti si sono raccolti nell’appartamento, mentre il padre Franco è rimasto a Squinzano, in provincia di Lecce, e li raggiungerà nei prossimi giorni. Di fronte al palazzo dove la 45enne aveva comprato casa, i familiari hanno lasciato filtrare soltanto poche parole, segnate dal dolore e dall’incredulità.

«Aveva paura. Tutti noi l’avevamo. Ma nessuno avrebbe potuto immaginare che arrivasse a tanto», ha raccontato la madre, con gli occhiali scuri a nascondere le lacrime. La donna ha spiegato di aver sentito la figlia al telefono la mattina, intorno alle 10.30, quando Lorena le era sembrata tranquilla. Ha anche precisato di non aver ricevuto la telefonata che, secondo quanto riportato da alcuni giornali, la 45enne avrebbe tentato di fare dopo essere stata sequestrata.

L’aggressione e la fuga

Secondo la ricostruzione riportata nell’articolo, l’ex compagno Federico Vella, 36 anni, avrebbe atteso il rientro della donna dal lavoro, aggredendola nel garage del condominio. Lorena sarebbe stata rinchiusa nel bagagliaio dell’auto e immobilizzata con delle fascette. L’uomo avrebbe quindi percorso il viadotto dell’autostrada Panoramica, il collegamento tra Firenze e Bologna, fino alla zona di Barberino di Mugello.

Da quel punto, sempre secondo la ricostruzione, la 45enne sarebbe stata gettata dal viadotto. Vella l’avrebbe seguita nel vuoto, sotto gli occhi degli agenti di polizia intervenuti sul posto. La vicenda sarebbe maturata dopo la fine della relazione, durata circa due anni. La separazione, avvenuta dopo una vacanza insieme in Grecia, non sarebbe stata accettata dall’uomo, che avrebbe iniziato a inviare messaggi continui e minacce.

Il dolore dei parenti e dei vicini

La donna, raccontano i familiari, era turbata e aveva deciso di cancellarsi dai social network. Aveva confidato i propri timori alle persone più vicine e, dopo la rottura, era tornata anche a Squinzano, dove si sentiva protetta dalla famiglia. «Non immaginava potesse arrivare a farle del male», ha detto il fratello. La zia ha aggiunto che Lorena non voleva denunciarlo, perché temeva di danneggiarlo e lo considerava una persona conosciuta anche dai suoi cari.

A Rifredi, Lorena viene ricordata come una donna sorridente ed educata, vista spesso nei luoghi della vita quotidiana: dall’estetista al bar sotto casa, fino alla palestra situata nei pressi del palazzo. Anche al Galluzzo, dove Vella viveva da solo in una villetta a schiera, prevalgono incredulità e sgomento. Un vicino ha riferito di averli visti insieme prima della partenza per le vacanze, sorridenti e apparentemente sereni. Poi, secondo il racconto, nella relazione sarebbero cresciuti tensione, rancore e ossessione, fino al tragico epilogo.