Domiciliari e braccialetto per il tributarista di Tarquinia

Otto persone risultano coinvolte tra Roma, Latina e Viterbo; al centro, un professionista accusato di manodopera irregolare e ripulitura di denaro.

È considerato dagli investigatori il possibile regista di un articolato sistema illecito basato sulla somministrazione fraudolenta di manodopera, sull’evasione fiscale e sul riciclaggio di capitali. Per Daniele Moretti, 51 anni, tributarista di Tarquinia, il gip del tribunale di Roma Paola Pechetti ha disposto gli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico.

L’ordinanza è stata emessa nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal pm romano Pasquale Mandolfino e condotta dalla Guardia di finanza tra le province di Roma, Latina e Viterbo. Complessivamente sono otto le persone indagate. Tra loro figurano anche tre residenti nel Viterbese: Francesco Moscetti, Rocco Russo e Salvatore Sanfilippo.

Il rischio di inquinamento probatorio

Secondo il giudice, nei confronti di Moretti sarebbe concreto e attuale il rischio di inquinamento del materiale probatorio già acquisito e di quello ancora da raccogliere. L’indagato, sempre secondo la valutazione contenuta nell’ordinanza, avrebbe potuto intervenire anche attraverso la predisposizione di ulteriore documentazione artefatta. La misura cautelare è stata quindi accompagnata dal controllo elettronico presso il domicilio.

Al centro della ricostruzione investigativa ci sarebbe uno studio di consulenza di via Parioli, a Roma, indicato come sede operativa e quartier generale delle società coinvolte. In quei locali sarebbero stati gestiti i flussi finanziari e la direzione delle attività che gli inquirenti riconducono a Moretti.

Le società utilizzate nello schema

Lo schema ipotizzato dagli investigatori si sarebbe fondato sull’impiego di cooperative utilizzate come società filtro. Queste imprese avrebbero assunto i lavoratori e accumulato ingenti debiti fiscali e previdenziali, legati ai contributi non versati all’Erario. Una volta raggiunte passività milionarie, le società sarebbero state liquidate o avrebbero cessato l’attività, mentre i profitti sarebbero stati trasferiti altrove.

Parallelamente, l’indagine contesta l’emissione sistematica di fatture per operazioni inesistenti, che sarebbero state mascherate attraverso falsi contratti di appalto o di distacco. Tale meccanismo avrebbe consentito alle imprese utilizzatrici di ridurre il carico fiscale e l’Iva.

Gli inquirenti contestano inoltre il trasferimento di somme ingenti a Moretti o a società di comodo. Le movimentazioni, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state giustificate mediante registrazioni contabili alterate oppure attraverso presunte restituzioni di finanziamenti infruttiferi. Le responsabilità degli indagati dovranno essere valutate nel corso del procedimento.