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Digiuno sanitari per Gaza, in centinaia a Bologna aderiscono all'iniziativa

Digiuno sanitari per Gaza, in centinaia a Bologna aderiscono all'iniziativa
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Sono oltre 300 gli operatori sanitari degli ospedali che oggi a Bologna hanno digiunato per Gaza, partecipando all'iniziativa convocata in contemporanea a livello nazionale dalla rete #digiunogaza, dalla rete Sanitari per Gaza e dalla campagna Bds 'Teva? No grazie'. Gli organizzatori parlano di una settantina di adesioni al Policlinico Sant'Orsola, oltre un centinaio al Maggiore, una quarantina al Bellaria. Ma sit-in sono stati organizzati in quasi tutti i presidi ospedalieri dell'area metropolitana: Rizzoli, San Giovanni in Persiceto, Bentivoglio, San Lazzaro, Navile, Beroaldo, Mengoli e persino all'esterno della sede Ausl in via Gramsci a Bologna. Tutti sono scesi in strada questa mattina, a cavallo dell'ora di pranzo, fuori dall'orario di lavoro, per manifestare davanti alle rispettive strutture sanitarie il loro sostegno al popolo palestinese. In che modo? Facendo una foto, singola o di gruppo, con un cartello che richiama il digiuno e l'appello per Gaza.

In Emilia-Romagna si parla di circa 1.400 adesioni, una delle percentuali più alte d'Italia. "Siamo qui per testimoniare la solidarietà di tutti gli operatori sanitari del dipartimento per questa situazione che si è generata a Gaza e che ci sente particolarmente coinvolti- spiega Alessio Bertini, direttore del dipartimento emergenza-urgenza dell'Ausl di Bologna, insieme agli altri nel piazzale davanti all'ospedale Maggiore- come essere umani e come rappresentanti degli operatori sanitari che lavorano in quelle zone in situazioni drammatiche. Chi fa questo mestiere è contro la guerra".

L'iniziativa di oggi, aggiunge Francesco Semeraro, anestesista e rianimatore del Maggiore, fra i promotori dell'iniziativa, serve anche a "dare un senso di vicinanza empatica agli operatori sanitari e ai giornalisti morti a Gaza. Oggi è il mio giorno libero, ma sono qui insieme ai miei colleghi per digiunare. Le persone non possono morire durante il loro lavoro: c'è il diritto internazionale che protegge i sanitari, i giornalisti e la popolazione inerme. Tutto questo è saltato, a Gaza ma anche in Ucraina e in altre parti del mondo". Tra i partecipanti, anche un gruppo di operatori sanitari della pediatria del Maggiore. "Nulla toglie alla sofferenza di tutta la popolazione di Gaza- spiega Chiara Ghizzi, direttrice del Dipartimento materno-infantile dell'Ausl di Bologna- ma il nostro pensiero, per indole e per professione, va soprattutto ai bambini, che sono le vittime più innocenti di questo sterminio".

I medici specializzandi che lavorano all'ospedale Maggiore hanno inoltre deciso di indossare un cartellino col nome di una delle vittime palestinesi. "Siamo qui per ribadire ancora una volta ciò che a livello internazionale è codificato come genocidio- spiega Marco Di Maira, specializzando in forza al Maggiore- e per ribadire ancora una volta che le azioni del governo israeliano sono criminose, volte a mortificare e uccidere di fame la popolazione".