Piemonte

Detenuto di 23 anni muore in carcere, l’allarme dei volontari

Un’organizzazione di volontariato riferisce il gesto di un giovane egiziano e sollecita interventi per le persone più vulnerabili

Un detenuto egiziano di 23 anni è morto dopo essersi impiccato all’interno del carcere di Biella. A riferire l’accaduto è l’associazione Arci Solidarietà Ciclofficina Thomas Sankara, che in una nota afferma di non conoscere ancora il nome del giovane. Il testo è stato diffuso come presa di posizione sulle condizioni delle persone recluse e sul funzionamento del sistema penitenziario.

La denuncia dell’associazione

Secondo quanto riportato dai volontari, il giovane era considerato una persona fragile ed era seguito dai Servizi. La nota collega la sua vicenda alla condizione di numerosi detenuti stranieri, spesso segnati, secondo l’associazione, da esperienze traumatiche vissute durante il viaggio migratorio e da difficoltà psicologiche e sociali maturate prima e dopo l’arrivo in Italia.

Nel documento si sostiene che l’assistenza garantita in carcere non sempre riesca a tenere conto delle differenze culturali e delle diverse forme con cui il disagio può manifestarsi. L’associazione chiede quindi una maggiore capacità di lettura delle situazioni individuali e strumenti adeguati per intervenire sulle fragilità, soprattutto quando riguardano persone prive di una rete familiare o sociale.

La Ciclofficina Thomas Sankara critica inoltre il sistema giudiziario e penitenziario, accusandolo di penalizzare le persone più povere e gli stranieri con minori possibilità di accesso a una difesa efficace. Nella nota il carcere di Biella viene indicato come il luogo in cui si è verificato il suicidio e viene citato anche il deputato Andrea Delmastro, senza che il testo fornisca ulteriori elementi sulle circostanze specifiche della vicenda.

L’appello sui detenuti fragili

Il documento non riporta informazioni sul procedimento giudiziario a carico del giovane, sulla sua posizione detentiva né su eventuali accertamenti avviati dopo il decesso. Le valutazioni sulle responsabilità del sistema e sulle condizioni della struttura sono dunque espresse dall’associazione nell’ambito della propria denuncia pubblica.

I volontari concludono la nota manifestando vicinanza alla famiglia e agli altri detenuti, oltre che alla protesta interna al carcere richiamata nel testo. L’appello riguarda il rispetto del diritto alla vita e alla cura delle persone private della libertà, insieme alla necessità di prevenire nuovi episodi di autolesionismo attraverso un’assistenza più attenta alle condizioni individuali.