Rogno (BG)

Condannati per il rogo a Rogno del 2024 l’esecutore e il complice. Catturato a Tunisi il mandante

Un 36enne di Pisogne, legato al traffico di droga, aveva ordinato l'azione per questioni personali e legate agli stupefacenti

Condannati per il rogo a Rogno del 2024 l’esecutore e il complice. Catturato a Tunisi il mandante

Per l’incendio doloso, appiccato a un centro estetico di Rogno il 18 novembre 2024, sono stati condannati l’8 gennaio scorso F. A., classe 2003, e S. W., ritenuti rispettivamente l’esecutore materiale e il supporto logistico. Rimane invece ancora da processare un altro soggetto, ritenuto la mente che ha commissionato l’azione criminale, fuggito all’estero e recentemente arrestato a Tunisi, dove è attualmente in carcere in attesa dell’estradizione.

Il rogo, che aveva completamente distrutto il negozio in via Nazionale, se non fosse stato per le tre squadre dei vigili del fuoco di Darfo intervenute sul posto avrebbe potuto provocare una tragedia, perché c’erano dei residenti nei piani superiori dell’edificio.

Soggetti pericolosi

Le complesse indagini successive all’evento, coordinate dalla Procura di Bergamo, grazie alla videosorveglianza e alle informazioni di persone informate sui fatti, avevano consentito di ricostruire l’accaduto, individuando così i tre sospettati: F. A., che è l’autore materiale, S.W., il quale l’ha aiutato fornendogli il carburante e facendo dei sopralluoghi, e L. D., classe 1989, residente a Pisogne nel Bresciano.

Sarebbe lui il mandante del delitto che, secondo la ricostruzione dei carabinieri di Clusone, dall’estero aveva ordinato e diretto l’azione criminosa, per questioni legate sia a motivazioni personali che allo spaccio di stupefacenti. I militari avevano raccolto elementi probatori che legavano gli imputati anche a ulteriori episodi violenti, quali l’incendio di un’autovettura e il danneggiamento del portone di un’abitazione, avvenuti a Lovere l’11 ed il 12 gennaio dell’anno scorso.

Nello stesso periodo L. D., anche attraverso uno dei suoi profili social, aveva addirittura minacciato le vittime e le persone a conoscenza dei fatti, affinché non fornissero informazioni agli inquirenti sulle sue attività criminali. Ma l’individuo era già indagato anche in altri procedimenti: infatti era risultato destinatario il 21 febbraio 2025 della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, emessa dal gip del Tribunale di Bergamo, per l’appartenenza a un sodalizio criminale composto da dieci soggetti, ritenuto responsabile del traffico di ingenti quantità di droga a cavallo tra le province di Bergamo e Brescia.

La fuga all’estero

Il 5 marzo scorso, inoltre, il gip aveva disposto il divieto di dimora nei comuni di Artogne e Pian Camuno per F. A., l’obbligo di dimora nel comune di Artogne per L. D e l’obbligo di dimora nel comune di Pian Camuno per S. W. Successivamente, il 13 maggio il Tribunale del riesame di Brescia aveva accolto l’appello del pm sull’ordinanza del gip di Bergamo, disponendo la misura cautelare della custodia in carcere per tutti e tre gli indagati, con provvedimento poi confermato dalla Corte di Cassazione.

Al successivo processo in Tribunale a Bergamo, però, L. D. non aveva preso parte, in quanto già prima dell’incendio doloso si nascondeva all’estero per non essere rintracciato dalle forze dell’ordine.

Le condanne

Il procedimento giudiziario si é comunque svolto nei mesi scorsi, fino alla sentenza di inizio 2026, con la quale il giudice ha disposto per S.W. la pena di quattro anni di reclusione, mentre per F. A. la pena è di cinque anni e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni ed il risarcimento dei danni alle parti civili, con una provvisionale di sessantamila euro, oltre alle spese legali.

Arrestato il mandante a Tunisi

Mentre il processo nei confronti dei due imputati faceva il suo corso, la Procura di Bergamo ha internazionalizzato l’ordine di custodia cautelare disposto dal Tribunale del Riesame di Brescia nei confronti di L. D., con l’obiettivo di rintracciarlo anche all’estero. Da anni si nascondeva, senza farsi mai localizzare e continuando a gestire a distanza le proprie attività illecite tra la Bergamasca ed il Bresciano.

Le indagini condotte dai carabinieri di Clusone, con la collaborazione della Compagnia di Breno, hanno permesso infine di localizzarlo in Tunisia, dopo spostamenti in altri Paesi. Tramite l’Interpol, si è avvisata la polizia di Tunisi, che il 3 dicembre l’ha catturato nella capitale, dando così esecuzione alla “red notice” emessa nei suoi confronti. Adesso, l’uomo è detenuto in carcere a Tunisi e quando tornerà in Italia verrà a sua volta processato.