Il tribunale di Ascoli ha condannato a due anni e tre mesi di reclusione una donna di 51 anni, residente a Udine, ritenuta responsabile di aver raggirato una 61enne ascolana. La vittima, conosciuta attraverso una pagina Facebook dedicata alla cartomanzia, avrebbe versato complessivamente 7.450 euro per eliminare una presunta fattura, termine usato per indicare un maleficio.
I giudici hanno stabilito anche una provvisionale di 13.500 euro, in attesa della quantificazione definitiva del risarcimento in sede civile. La vicenda era iniziata nel giugno del 2020, quando la donna ascolana attraversava un periodo di fragilità emotiva e cercava sostegno. Dopo essere stata invitata a iscriversi a una pagina Facebook chiamata Cartomanti serie, aveva iniziato a ricevere messaggi dalla 51enne friulana attraverso Messenger.
Le richieste di denaro
Secondo quanto riferito dalla vittima nella denuncia, la cartomante le avrebbe detto che su di lei era stata fatta una fattura e che, per rimuoverla, sarebbe stato necessario eseguire un rituale con una polverina. In seguito le avrebbe chiesto altri pagamenti, sostenendo che anche l’abitazione dovesse essere ripulita. Per questi interventi la 61enne avrebbe versato somme da 750 euro, oltre a ulteriori richieste legate alla sua persona.
I pagamenti sarebbero stati effettuati tramite ricariche su una carta Postepay indicata dalla donna di Udine. Le richieste sarebbero poi aumentate: alla vittima sarebbe stato domandato anche denaro per pratiche di magia nera e per acquistare una polverina destinata, secondo quanto sostenuto dalla cartomante, a proteggere lei e il figlio. La donna ascolana fu inoltre convinta ad accendere numerose candele in casa, che provocarono un incendio in cucina.
La denuncia dopo le minacce
La 61enne decise di interrompere i versamenti quando il figlio venne coinvolto nelle richieste. Dopo aver comunicato l’intenzione di rivolgersi alle autorità, avrebbe ricevuto minacce: la donna friulana le avrebbe detto che sarebbe andata dal figlio, che l’avrebbe denunciata e che non avrebbe dovuto pubblicare nulla su Facebook.
L’ascolana presentò quindi querela, assistita dall’avvocato Alessandro Angelozzi, e si costituì parte civile nel processo. Dall’inchiesta è emersa una vicenda nata online e sviluppatasi attraverso richieste di denaro rivolte a una persona che, in quel periodo, si trovava in una condizione di particolare vulnerabilità.