Con fotoritocco e furbizia «smaschera» il truffatore.
Truffatore smascherato
Da potenziale vittima di truffa online a smascheratore di truffatori.
Difficile mettere a segno una truffa a un attento cittadino come Giovanni Gregorio e chi ci ha provato ha restituito lui la somma.
Appassionato di mezzi che nei mesi scorsi ha cercato online dei ricambi per gli occupanti del suo amato garage.
Dopo aver avviato la ricerca per un set di fari su un noto motore di ricerca trova tra i risultati il ricambio di suo gradimento ad un prezzo consono così ha provveduto all’acquisto, come indicato dal venditore.
Con questa azione commerciale si sarebbe dovuta attivare una spedizione dalla provincia di Cosenza verso quella di Brescia.
Ben soddisfatto Giovanni attende felice come un bambino che il suo regalo giunga a destinazione per Natale.
Ma non è stato così, e mai avrebbe pensato che stava per iniziare una partita a scacchi psicologica degna di un film di spionaggio.
Il venditore infatti iniziò ad arrancare scuse, sempre diverse.
L’indagine
E’ stato in quel momento che Gregorio ha avviato una sua piccola indagine lampo, scoprendo che l’interlocutore di Cosenza era un vero professionista del settore, non tanto dei ricambi, ma delle truffe.
Il soggetto non era infatti nuovo a queste furbate.
A parlare numerosissime testimonianze di vittime che avevano conosciuto prima del bresciano, questo meccanico.
Il venditore aveva infatti all’attivo un elenco infinito di messaggi letti e a cui mai aveva dato risposta, un ulteriore elenco di bonifici incassati con voracità e una cronica allergia ai rimborsi. Insomma, un seriale del «prendi i soldi e scappa».
Gregorio, però, non è uno che si beve la prima scusa che passa, e ha messo così in atto un metodo tutto suo, ossia il «Metodo Photoshop: come un set di fari mancanti ha illuminato la via della giustizia fai da te».
«Una presa di posizione necessaria. C’è chi per Natale desidera la pace nel mondo e chi, oltre a quella, più pragmaticamente, vorrebbe vedersi recapitare anche i fari acquistati online che dopo il pagamento sono rimasti spenti – ha spiegato Giovanni – Al loro posto, una nebbia fitta fatta di scuse creative e, soprattutto, di un’abbondante produzione di ricevute di rimborso fantasma. Il venditore, trasformandosi in un improbabile grafico finanziario, mi inviava conferme di bonifico che avevano lo stesso valore legale delle banconote del Monopoli. Io me la cavo meglio di lui con photoshop…».
L’ingegno di Gregorio
L’ingegno di Gregorio ha così attivato l’operazione «trappola dello Stato di WhatsApp».
«Dopo un mese di trattative surreali, il colpo di scena. Capendo che la legge ordinaria ha tempi lunghi, ho deciso di accorciare le distanze (circa 1000 km) con la forza della tecnologia e della strategia – ha proseguito il bresciano – Grazie a un uso sapiente di Photoshop, ho confezionato un set di prove fotografiche della mia «presenza» a Cosenza.
Ma ho fatto molta attenzione: non ho infatti inviato le foto direttamente in chat, mossa che sarebbe apparsa troppo aggressiva, le ho caricate solo sui miei stati WhatsApp, rendendole visibili solo al truffatore cosentino.
Poi, per rincarare la dose, ho iniziato a caricare immagini di vere operazioni dei Carabinieri della zona di Brescia, senza mai affermare di esserne il protagonista né di farne parte. È stata la perfetta esca psicologica».
Gregorio è riuscito a far credere al personaggio in questione, senza mai dichiararsi ne qualificarsi come tale, di essere un agente delle Forze dell’Ordine.
Il venditore, spiando continuamente il profilo e vedendo quei blitz alternati alle foto a Cosenza, ha immaginato che il bresciano fosse un uomo di Legge ormai pronto a bussare alla sua porta.
L’effetto di tale immaginazione paranoica, tipica di un soggetto con la coscienza sporca, ha portato a un risultato fulmineo. «Appena viste le foto sullo stato WhatsApp il furbetto si è mosso immediatamente per provvedere al rimborso reale. Il castello di carte è crollato sotto il peso della paranoia di aver truffato la persona sbagliata. Sentendosi braccato da quello che lui ha immaginato come “sceriffo digitale”, ha restituito al bresciano quanto dovuto. Il rimborso, quello vero, è arrivato dopo un mese e mezzo di agonia – ha concluso Gregorio – Morale della favola? Se vendi fari che non esistono, assicurati che il tuo acquirente non sia me o uno come me. Perché tra un bonifico falso e una bugia, c’è sempre qualcuno pronto a farti credere che la distanza Brescia-Cosenza si percorre in un click e che la giustizia, a volte, passa per un rullino foto sapientemente ritoccato». Che dire che di Photoshop ferisce di Photoshop perisce!