Prato (PO)

Commissariati Patrizia Pepe e Dixie: reazioni a Prato

Sindacati e forze politiche chiedono maggiore responsabilità lungo la catena produttiva.

Il commissariamento giudiziario dei marchi Patrizia Pepe e Dixie continua a suscitare reazioni nel territorio pratese. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di prevenzione di Firenze, su richiesta della Procura di Prato, nei confronti delle due aziende, accusate di non avere vigilato adeguatamente sulle imprese alle quali avevano affidato parte della produzione.

Secondo quanto emerso nell’inchiesta, alcune delle ditte coinvolte sarebbero finite sotto indagine per sfruttamento lavorativo. Tra queste figura la stireria L’Alba, al centro di una lunga vertenza con i Sudd Cobas, insieme ad altre aziende di facciata riconducibili ai medesimi titolari. Il procedimento punta quindi ad accertare le responsabilità lungo la catena degli appalti e delle commesse, oltre il singolo laboratorio terzista.

La posizione dei sindacati

I Sudd Cobas hanno accolto con soddisfazione la decisione del Tribunale, sostenendo che dietro le condizioni di sfruttamento riscontrate nei capannoni anonimi ci siano anche grandi nomi della moda. Il sindacato chiede ai marchi di assumersi una responsabilità effettiva su quanto accade nelle proprie filiere produttive.

Preoccupazione è stata espressa anche dalla Filctem Cgil Firenze. Il segretario Alessandro Picchioni ha richiamato in particolare il futuro dei lavoratori impiegati nella filiera degli appalti, osservando che provvedimenti di questo tipo non sempre riescono a risolvere tutte le criticità esistenti.

Le reazioni politiche

Per Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del Pd di Prato, il caso dimostra che lo sfruttamento non si arresta al laboratorio che materialmente realizza la produzione, ma può risalire lungo l’intera catena delle commesse. Secondo il parlamentare, chi affida le lavorazioni deve sapere dove e in quali condizioni vengono eseguite. Di Sanzo ha inoltre ricordato la contrarietà del centrosinistra e dei sindacati al tentativo, risalente a un anno fa, di introdurre nel disegno di legge Pmi uno scudo penale per le aziende capofiliera, misura poi stralciata.

Milena Di Fina, responsabile Lavoro di Sinistra Italiana Prato, ha sostenuto che lo sfruttamento non può essere affrontato soltanto quando emerge un’indagine giudiziaria. A suo giudizio, il provvedimento evidenzia carenze nella vigilanza delle aziende committenti sulle imprese incaricate delle lavorazioni e conferma che la responsabilità non può fermarsi all’ultimo anello della produzione.

Una lettura critica del sistema economico pratese arriva anche da Mirko Castellani, responsabile Lavoro del Pci di Prato. Castellani contesta la contrapposizione tra un distretto virtuoso e uno parallelo illegale, così come la separazione tra filiere cinesi e italiane. A suo avviso, il quadro è quello di una rete di rapporti tra piccole e medie imprese e grandi marchi della moda, nella quale le condizioni di produzione e la distribuzione dei profitti devono essere sottoposte a un controllo più attento.

Il commissariamento, disposto nell’ambito della prevenzione antimafia e giudiziaria, riporta dunque al centro il tema della vigilanza sulle catene produttive e della tutela dei lavoratori impiegati nei numerosi livelli della subfornitura. Le reazioni raccolte convergono sulla necessità di intervenire non solo sulle singole aziende coinvolte, ma sull’intero sistema di relazioni che collega committenti, appaltatori e laboratori.