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Cassazione: a Prato va valutata la confisca per evasione Iva

La titolare aveva patteggiato un anno: contestato un mancato versamento da 195mila euro all’Erario

Una imprenditrice cinese di 38 anni, titolare di un’attività di pronto moda nel Macrolotto 1 di Prato, era stata condannata per evasione fiscale dopo un’indagine della Guardia di finanza. La vicenda è ora tornata davanti ai giudici pratesi per una questione rimasta priva di valutazione nella sentenza di primo grado: la confisca dei beni o delle somme corrispondenti al profitto del reato.

La donna aveva definito il procedimento con il patteggiamento, ricevendo una condanna a un anno di reclusione. Secondo l’accusa, nella dichiarazione fiscale relativa al 2017 avrebbe indicato redditi inferiori a quelli effettivi, determinando un’evasione dell’Iva pari a 195mila euro.

Il ricorso della Procura generale

A rilevare l’omissione è stata la procura, che ha presentato ricorso chiedendo di chiarire anche il destino delle somme riconducibili all’illecito. Il procuratore generale presso la Corte d’appello di Firenze si è quindi rivolto alla Corte di cassazione, contestando il fatto che la decisione del Tribunale di Prato non contenesse alcuna disposizione sulla confisca.

Il ricorso non riguardava dunque la responsabilità dell’imputata, già definita con la condanna, ma l’assenza di un provvedimento sul recupero del profitto dell’evasione. La questione è stata sottoposta alla Suprema corte perché venisse verificato se il giudice di primo grado avesse omesso un adempimento previsto dalla legge.

Il rinvio ai giudici pratesi

La Cassazione ha accolto il rilievo e ha disposto il rinvio della sentenza al Tribunale di Prato. Spetterà ora ai giudici stabilire se e in quale misura procedere alla confisca delle somme o dei beni collegati al mancato pagamento dell’imposta.

La decisione dovrà quindi integrare il provvedimento originario, intervenendo sul danno arrecato all’Erario dall’omesso versamento dell’Iva. La dichiarazione contestata risale al 2017, mentre la condanna del tribunale pratese era arrivata nel 2025; l’ordine della Cassazione è stato emesso poche settimane prima della pubblicazione della notizia.