Si è aperta davanti al giudice per l’udienza preliminare di Perugia, Valeria Casciello, la fase decisiva del procedimento nato dall’inchiesta della Procura sulla gestione dei rifiuti e della cosa pubblica nell’Alta Valle del Tevere. Al centro del caso ci sono Antonio Granieri, ex presidente del consiglio di amministrazione della società ambientale Ece, e Cristian Goracci, all’epoca ai vertici della società pubblica Sogepu.
Le difese hanno chiesto l’assoluzione per Granieri, giudicato con rito abbreviato, e il non luogo a procedere per Goracci, che ha scelto invece il rito ordinario. Gli avvocati David Brunelli e Roberto Borgogno hanno depositato una memoria per il loro assistito, sostenendo l’insussistenza dei fatti contestati. Al termine della discussione, l’avvocato Roberto Rampioni ha sollecitato il proscioglimento di Goracci. Il giudice ha rinviato la decisione al 30 novembre.
Le contestazioni della Procura
Secondo l’accusa, tra il 2015 e il 2022 Granieri avrebbe versato a Goracci circa 750mila euro attraverso consulenze ritenute fittizie e utilizzate per mascherare una tangente. Il pagamento sarebbe stato collegato all’appalto per il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti, del valore di 315 milioni di euro.
La Procura sostiene che, in cambio delle somme, Goracci avrebbe favorito la partecipazione di Ece alla gara. L’appalto venne poi assegnato a Sogeco, società mista nata dall’unione tra Ece e Sogepu, della quale Goracci sarebbe successivamente diventato direttore generale. Il pubblico ministero Andrea Claudiani ha chiesto quattro anni di reclusione per Granieri e il rinvio a giudizio per Goracci.
La linea delle difese
Nella memoria, i legali di Granieri contestano due aspetti centrali dell’impianto accusatorio: la qualifica di incaricato di pubblico servizio attribuita a Goracci e l’esistenza di un accordo corruttivo. Secondo la difesa, le attività indicate nell’imputazione riguardavano la costituzione di un raggruppamento temporaneo di imprese, la partecipazione alla gara e la definizione dei rapporti economici tra le società.
Si tratterebbe, nella ricostruzione difensiva, di attività di natura privata e distinta dalla gestione effettiva del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti. A sostegno di questa tesi, gli avvocati richiamano una comunicazione dell’Anac del 2017, nella quale, secondo quanto riportato nella memoria, la costituzione di un raggruppamento temporaneo di imprese viene qualificata come accordo negoziale di natura privata.
La difesa sostiene inoltre che le consulenze fossero reali, documentate e regolarmente fatturate, con compensi modificati nel tempo in base alle esigenze aziendali. Non sarebbero emersi, secondo i legali, elementi autonomi di natura documentale o testimoniale in grado di provare il patto corruttivo. Anche l’eventuale conflitto di interessi derivante dal doppio ruolo di Goracci, consulente di Ece e rappresentante di Sogepu, non sarebbe sufficiente a dimostrare l’esistenza di un accordo illecito.
La posizione delle parti civili
Le associazioni Coordinamento regionale Umbria Rifiuti Zero e Castello Cambia, rappresentate dall’avvocata Valeria Passeri, hanno sostenuto una ricostruzione opposta. Le parti civili ritengono che Goracci avesse la qualifica di incaricato di pubblico servizio e contestano la natura effettiva delle consulenze.
Nella loro memoria vengono richiamate alcune operazioni societarie ritenute dannose per gli interessi pubblici. Tra queste figura la liberatoria del 6 dicembre 2022, relativa alla rinuncia di Sogepu a un indennizzo di oltre 13 milioni di euro per il trasferimento degli impianti di Belladanza. Secondo le associazioni, l’operazione avrebbe favorito la componente privata. Le parti civili hanno chiesto la condanna di Granieri, un risarcimento di 50mila euro per ciascuna associazione e il rinvio a giudizio di Goracci.