Nazionale

Caso Mollicone, l’appello bis torna sulle tracce nella caserma

La deposizione del luogotenente Ris rilancia il dibattito sui reperti esaminati dopo il delitto

Caso Mollicone, l’appello bis torna sulle tracce nella caserma

È tornato davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma il processo d’Appello bis sulla morte di Serena Mollicone, la diciottenne scomparsa da Arce, in provincia di Frosinone, il primo giugno 2001 e ritrovata senza vita due giorni più tardi in un’area boschiva. Al centro della nuova udienza ci sono gli accertamenti tecnici condotti sull’anta della porta dell’alloggio di servizio della caserma dei carabinieri del paese.

Nel corso dell’udienza, il luogotenente del Ris Rosario Casamassima ha confermato la validità degli esami effettuati sui materiali raccolti durante le indagini. Secondo la sua deposizione, alcuni frammenti di legno trovati sul nastro adesivo che avvolgeva la testa della ragazza sarebbero compatibili con quelli della porta presente nella caserma.

Gli elementi tecnici al centro dell’udienza

Casamassima ha inoltre riferito che alcuni residui individuati sui capelli della vittima sarebbero riconducibili alle viti ossidate della stessa porta. Il luogotenente ha contestato le valutazioni secondo cui gli esiti delle analisi del Ris sarebbero stati incerti o inconcludenti, ribadendo la solidità degli accertamenti svolti sui reperti esaminati.

Per la pubblica accusa, questi elementi sostengono l’ipotesi che Serena Mollicone sia stata colpita alla testa all’interno della caserma dei carabinieri. Il corpo sarebbe stato poi trasportato nel bosco di Fontecupa, a Fontana Liri, dove venne ritrovato. La ricostruzione resta oggetto del confronto tra i consulenti dell’accusa e quelli della difesa, chiamati a valutare il significato degli elementi scientifici raccolti nel corso dell’inchiesta.

Gli imputati e il rinvio della Cassazione

Sono imputati l’ex comandante della stazione Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco. I tre sono accusati di concorso in omicidio e occultamento di cadavere. Nei precedenti gradi di giudizio erano stati assolti, ma la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio, disponendo la celebrazione di un nuovo processo d’appello.

A oltre venticinque anni dalla morte della giovane, il procedimento resta concentrato sulla ricostruzione della sequenza dei fatti e sull’attendibilità degli accertamenti tecnici. La nuova udienza ha quindi riportato al centro del dibattimento le analisi sui frammenti di legno, sui residui trovati sui capelli della vittima e sulla porta dell’alloggio di servizio della caserma di Arce.