La maggioranza si schiera contro la richiesta, avanzata dalla Procura di Roma, di poter acquisire le chat intercorse tra il deputato ed ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro e Mauro Caroccia nell’ambito dell’inchiesta su “Bisteccheria d’Italia”. Il relatore in giunta per le autorizzazioni della Camera, Pietro Pittalis di Forza Italia, ha “proposto” il voto contrario alla sollecitazione arrivata dall’ufficio giudiziario guidato dal procuratore Francesco Lo Voi.
“Propongo che la giunta deliberi di riferire all’assemblea nel senso del diniego dell’autorizzazione al sequestro della corrispondenza intercorsa tra Caroccia e Delmastro Delle Vedove, nei termini richiesti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma”, si legge nelle conclusioni. Nel documento si aggiunge che “come sempre accade nel caso di richieste di autorizzazioni ad acta, la questione sottoposta alla Camera non riguarda la fondatezza dell’ipotesi investigativa, né la valutazione del merito dell’indagine”, ma “essa concerne, più propriamente, il perimetro della garanzia costituzionale posta dall’articolo 68, terzo comma, della Costituzione e la tipologia della motivazione che l’autorità giudiziaria deve offrire quando intenda acquisire la corrispondenza di o con un parlamentare”. Per il relatore “tale esigenza è tanto più intensa nel caso di specie, poiché l’onorevole Delmastro non risulta essere persona sottoposta a indagini: la corrispondenza che lo riguarda viene richiesta nell’ambito di un procedimento penale che investe altri soggetti e per finalità di riscontro rispetto alla vicenda societaria oggetto dell’inchiesta”.
Per il Pd la proposta di Pittalis “lascia sconcertati”. “Desta particolare sorpresa se si ricorda che lo stesso Delmastro, in audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, non ha mai eccepito – afferma Antonella Forattini, capogruppo Dem in giunta – alcuna riservatezza sulle comunicazioni in questione, presentandosi anzi come parte offesa della vicenda e insistendo sulla propria totale estraneità ai fatti contestati a Caroccia”. La parlamentare aggiunge che “se davvero non c’è nulla da nascondere non si comprende per quale ragione la maggioranza scelga ora di innalzare un argine procedurale così rigido, invocando un onere motivazionale che la stessa Procura, a nostro avviso, ha già ampiamente soddisfatto indicando soggetti, periodo e finalità investigative”.
La richiesta era stata avanzata dai pm romani nel maggio scorso. Caroccia è accusato per riciclaggio ed è attualmente detenuto in carcere dove sta scontando una pena definitiva a 4 anni nell’ambito di una indagine sul clan Senese. Gli inquirenti hanno proceduto al sequestro del cellulare dell’indagato e chiedono al Parlamento di potere acquisire le comunicazioni intercorse con Delmastro, che è stato azionista della società ‘Le 5 Forchette’, proprietaria del ristorante. Il voto in giunta è previsto per la prossima settimana.