Casargo (LC)

Casargo piange “nonno Fermo”, punto di riferimento per intere generazioni

Scomparso all'età di 95 anni, il suo nome resta indissolubilmente legato alla Mostra regionale della Capra Orobica, della quale fu tra i primi promotori

Casargo piange “nonno Fermo”, punto di riferimento per intere generazioni

Casargo perde una delle sue figure più rappresentative. Nei primi giorni del 2026 si è spento Fermo Maffei, ultimo esponente ancora in vita della classe 1927 e custode di una memoria collettiva che per decenni ha accompagnato la vita del paese. Per tutti era semplicemente “il nonno”, punto di riferimento silenzioso ma autorevole per intere generazioni.

Casargo piange “nonno Fermo”, punto di riferimento per intere generazioni

Legato alla montagna da un rapporto quotidiano e profondo, Maffei ha vissuto l’allevamento non come attività accessoria, ma come mestiere e scelta di vita. Il suo nome resta indissolubilmente legato alla Mostra regionale della Capra Orobica, della quale fu tra i primi promotori, contribuendo a far crescere Casargo come punto di riferimento per il settore a livello regionale.

Instancabile anche in età avanzata, continuava a occuparsi personalmente dei suoi animali, dalla stalla alla colonia felina, dedicando il tempo libero all’orto e alla costruzione artigianale delle gerle, intrecciate a mano secondo una tradizione destinata a scomparire. Un carattere concreto, poco incline all’inattività, che lo aveva portato nel 2022 a rinnovare il patentino per guidare il suo Ape Car.

Il ricordo più intenso arriva dalle parole del sindaco Antonio Pasquini: “Era una persona splendida. Fermarsi a parlare con lui, magari mentre dava da mangiare alle galline, era sempre un piacere. Era schietto, diretto, non le mandava a dire. A volte si discuteva anche animatamente, ma era bello così. Fermo era la memoria storica del paese: da lui si andava per chiarire confini, parentele, storie del passato. Allevava per passione e orgoglio, non per guadagno”.

Con la scomparsa di Fermo Maffei, Casargo saluta non solo un uomo, ma un pezzo della propria storia, fatta di lavoro, relazioni e saperi tramandati senza clamore, giorno dopo giorno, ai piedi delle sue montagne.

Andrea Gianviti