È stato celebrato a Camponogara, nel Veneziano, il funerale di Tania Terrin, la 39enne uccisa nella notte di Ferragosto dall’ex compagno Dino Keber, che in seguito si sarebbe tolto la vita nella sua abitazione di Dolo. Attorno alla bara bianca si sono raccolti familiari e amici. Sul feretro è stata deposta anche una spilla rossa dell’associazione Riviera Donna.
Durante l’omelia, il parroco don Alberto Peron ha attribuito una responsabilità collettiva per quanto accaduto, indicando in particolare la politica. Secondo il sacerdote, le istituzioni sostengono a parole le associazioni impegnate contro la violenza, ma in alcuni casi destinano risorse alla difesa e agli armamenti. Peron ha chiesto inoltre maggiore attenzione alla giustizia, invitandola ad applicare con efficacia gli strumenti disponibili e a costruire, insieme alla comunità, una rete di relazioni capace di contrastare solitudine e prepotenza.
L’ultimo saluto
Al termine della cerimonia, all’esterno della chiesa, è stata diffusa la canzone Ho perso le parole di Ligabue. La madre della vittima, Marinella Forner, ha baciato la bara e si è stretta ai parenti, mentre intorno al feretro restavano le persone più vicine a Tania.
Il delitto sarebbe avvenuto all’interno della casa della donna, dove Terrin sarebbe stata soffocata. Dopo l’omicidio, Keber sarebbe tornato nella propria abitazione a Dolo e si sarebbe impiccato. Restano da definire con precisione cause e orari dei due decessi: gli accertamenti medico-legali e l’indagine della Procura dovranno ricostruire la sequenza degli eventi.
Le denunce e l’ammonimento
Terrin e Keber avevano avuto una relazione durata circa due anni, segnata da litigi e, secondo la madre della donna, da aggressioni, minacce, telefonate, pedinamenti e comportamenti di controllo. Dopo la fine del rapporto, la 39enne aveva denunciato l’ex per stalking. Nei confronti dell’uomo era stato emesso un ammonimento del questore di Venezia, accompagnato da provvedimenti di allontanamento. L’abitazione della vittima era inoltre sottoposta a controlli periodici da parte dei carabinieri.
Gli atti dell’indagine, riferisce Il Gazzettino, vengono esaminati dalla Procura di Venezia per verificare se gli episodi precedenti e le misure adottate possano essere collegati al femminicidio-suicidio. Una delle circostanze al vaglio riguarda una presunta aggressione dopo la quale sarebbe stato lo stesso Keber a portare Terrin al pronto soccorso: l’episodio, secondo la ricostruzione riportata, non sarebbe stato allegato alla successiva querela e avrebbe contribuito all’adozione della sola misura dell’ammonimento.
A giugno la donna era stata chiamata a riferire alla magistratura sulla situazione. In quell’occasione avrebbe parlato anche di una serata trascorsa in pizzeria con l’ex, elemento che sembrava indicare un miglioramento dei rapporti. La madre sostiene però di aver presentato denunce sette o otto volte, insieme alla figlia e al padre di Keber, e racconta di minacce di suicidio usate dall’uomo per condizionare la relazione. Le sue dichiarazioni, così come ogni altro elemento raccolto dagli investigatori, dovranno essere verificate nell’ambito degli accertamenti ancora in corso.