Il Partito Democratico di Bologna ha annunciato la partecipazione al presidio convocato per le 18 del 19 settembre in piazza Nettuno, a sostegno dei professionisti coinvolti nell’inchiesta sulle certificazioni relative all’idoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri. La mobilitazione si inserisce nel confronto politico e istituzionale seguito all’ampliamento dell’indagine coordinata dalla Procura di Ravenna.
Il caso riguarda l’ipotesi di certificazioni mediche false che sarebbero state utilizzate per impedire il trattenimento nei Cpr di cittadini stranieri irregolari. Il 16 settembre, la Polizia, attraverso il Servizio centrale operativo e la Squadra mobile di Ravenna, ha eseguito perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di 23 professionisti in diverse città italiane, tra cui Bologna, Bari, Biella, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.
L’indagine sui certificati
Secondo quanto emerso, nella nuova tranche dell’inchiesta soltanto uno dei medici perquisiti risultava iscritto nel registro degli indagati: l’infettivologo Nicola Cocco. Tra le ipotesi contestate figura anche l’associazione per delinquere. A Bologna sono stati coinvolti sette sanitari, tra cui due infettivologhe del Policlinico Sant’Orsola. Cinque professionisti del Bolognese sono stati inoltre ascoltati in Questura, mentre all’esterno di piazza Galilei si svolgeva un primo presidio organizzato da colleghi, specializzandi, studenti e associazioni.
Il segretario provinciale del Pd, Enrico Di Stasi, ha espresso fiducia nell’attività della magistratura, accompagnandola però con preoccupazione per le modalità delle perquisizioni e delle audizioni. Di Stasi ha sottolineato che, fatta eccezione per un caso, i sanitari non avrebbero ricevuto un avviso di garanzia e ha ribadito la necessità di distinguere gli accertamenti giudiziari dalle valutazioni politiche.
Il confronto politico
Nel dibattito sono intervenuti esponenti di maggioranza e opposizione. Il leader della Lega Matteo Salvini ha chiesto, qualora le accuse fossero confermate, la radiazione dall’Ordine e il risarcimento dei danni per le mancate espulsioni. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha sollecitato verifiche per stabilire se i singoli episodi possano ricondursi a un fenomeno più ampio e organizzato.
Di segno diverso le posizioni espresse dal centrosinistra. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha confermato la fiducia nella magistratura e nel personale sanitario dell’Emilia-Romagna, invitando chi ritenga di avere elementi utili a rivolgersi alla Procura. Anche la direzione del Policlinico Sant’Orsola ha manifestato vicinanza alle due dottoresse coinvolte come persone informate sui fatti, sostenendo che abbiano operato con competenza e responsabilità.
La Federazione nazionale degli Ordini dei medici, attraverso il presidente Filippo Anelli, ha espresso solidarietà ai professionisti e fiducia negli accertamenti, richiamando l’autonomia del giudizio clinico. La Federazione ha ribadito che il compito dei medici è tutelare salute e dignità delle persone, senza trasformarli in ausiliari delle politiche di sicurezza, e ha invitato a evitare sanzioni o giudizi anticipati.
Il presidio di piazza Nettuno è stato presentato dal Pd come una difesa dell’autonomia della professione e del diritto alla salute. Di Stasi ha sostenuto che valutare le condizioni di una persona destinata a un Cpr rientri nelle responsabilità dei sanitari e non possa, di per sé, costituire un reato. Il segretario dem ha infine chiesto che il confronto pubblico non anticipi l’esito dell’indagine e che eventuali responsabilità siano accertate nelle sedi competenti.