Giuseppina Martin resta libera dopo l’assoluzione in primo grado per l’omicidio della madre, ma la vicenda giudiziaria potrebbe non essere conclusa. La Procura non ha ancora depositato il ricorso in appello e dispone di 45 giorni per farlo. Secondo quanto riferito dalla difesa, tuttavia, il pubblico ministero sembra intenzionato a proseguire il procedimento.
La donna aveva ucciso la madre Mirella, soffocandola con un foulard, nella notte tra l’8 e il 9 marzo 2025 a San Giovanni Valdarno. La Corte d’Assise l’ha assolta riconoscendo la totale incapacità di intendere e di volere dovuta a un vizio totale di mente. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 12 anni, considerando il vizio parziale di mente e le attenuanti generiche.
Le motivazioni della Corte
Nelle motivazioni, i giudici hanno ricostruito le condizioni personali e familiari della donna, soffermandosi sul progressivo peggioramento dello stato di salute dell’anziana. Divenuta non autosufficiente, la madre era assistita quasi interamente dalla figlia, che nel 2021 aveva anticipato il pensionamento per occuparsi di lei.
La quotidianità di Martin era organizzata intorno alle necessità della madre, che veniva controllata anche attraverso telecamere collegate allo smartphone della figlia. La famiglia aveva valutato il trasferimento dell’anziana in una struttura, ma le condizioni economiche non lo avevano consentito. Nel febbraio 2024, dopo un guasto elettrico che aveva lasciato l’abitazione senza riscaldamento, Mirella era stata trasferita temporaneamente nell’appartamento della figlia.
La convivenza si era rivelata particolarmente difficile soprattutto durante la notte. L’anziana dormiva poco, appariva disorientata e in alcuni momenti mostrava comportamenti aggressivi. Martin riusciva così a riposare soltanto per poche ore, accumulando nel tempo
La posizione della difesa
Secondo l’avvocata Alessia Ariano, le motivazioni hanno esaminato in modo approfondito testimonianze, perizie e dichiarazioni della stessa imputata. La legale ha definito la sentenza chiara e difficile da contestare, pur sottolineando che l’eventuale appello riaprirebbe una ferita per la sua assistita.
Dopo l’assoluzione, Martin è tornata nella propria abitazione di San Giovanni Valdarno. Continua però a frequentare volontariamente la comunità fiorentina nella quale era stata trasferita durante gli arresti domiciliari. La struttura, ha spiegato la difesa, le ha garantito sostegno e presenza. Sul piano processuale, l’eventuale decisione della Procura determinerà ora il prosieguo della vicenda.