Internazionale

Alluvione tra Nepal e Tibet, 584 morti e 1.900 dispersi

Soccorritori locali, unità cinesi cercano superstiti; tre connazionali restano irreperibili, mentre cresce il timore per un bacino instabile

Il bilancio delle inondazioni e delle frane che hanno colpito il confine tra Nepal e Tibet continua ad aggravarsi. Secondo gli ultimi dati riportati dalle autorità, le vittime sono almeno 584: 579 sul versante nepalese e cinque nella contea cinese di Gyirong. I dispersi sono oltre 1.900, ma i numeri diffusi da Nepal e Cina si riferiscono a rilevazioni separate e possono includere persone conteggiate in modo diverso.

Le aree più colpite si trovano nei distretti nepalesi di Rasuwa, Nuwakot, Dhading e Gorkha, lungo i corsi d’acqua Bhote Koshi e Trishuli. Villaggi, strade, ponti e impianti idroelettrici sono stati travolti da una massa di acqua, fango e detriti. La Croce Rossa stima che circa 93mila persone siano state coinvolte nella catastrofe, mentre ActionAid riferisce di oltre 40mila abitanti costretti a lasciare le proprie case.

Ricerche rese difficili da frane e isolamento

Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono nonostante l’isolamento di numerose località. Le autorità nepalesi hanno impiegato militari, polizia ed elicotteri per raggiungere le zone inaccessibili via terra. A Rasuwa, l’esercito ha salvato persone intrappolate nelle gallerie di un progetto idroelettrico e ha recuperato diversi turisti. Anche la Cina ha inviato nel Tibet squadre specializzate, veicoli, droni, elicotteri e materiale logistico per le ricognizioni nell’area di Gyirong.

Gli interventi sul versante cinese sono stati però rallentati dalla presenza di un lago di sbarramento formatosi a monte del porto di frontiera. Il bacino, creato dall’accumulo di rocce e detriti, ha raggiunto livelli considerati pericolosi e ha costretto le squadre a fermarsi o ad arretrare in attesa di nuove valutazioni. Successivamente il livello dell’acqua è sceso di circa 10 metri rispetto al picco, ma resta il timore di ulteriori piene in caso di cedimento della barriera naturale o di nuove piogge.

Le prime analisi dell’Ingv, dell’Usgs e di altri centri di ricerca indicano che il disastro sarebbe stato provocato dal collasso di un ghiacciaio ad alta quota. La massa di ghiaccio e roccia sarebbe precipitata nel fiume Lhende Khola, generando una frana e una colata che hanno ostruito temporaneamente il corso d’acqua. Il successivo cedimento dell’ostruzione avrebbe liberato una violenta ondata di fango e detriti. Gli esperti stanno ancora valutando il ruolo del riscaldamento globale e il rischio di nuovi collassi nell’area himalayana.

Connazionali dispersi e aiuti internazionali

La Farnesina ha inviato a Kathmandu una task force dell’Unità di crisi, affiancata dal personale dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi, per assistere i connazionali e raccogliere informazioni nelle zone colpite. Tra le persone ancora irreperibili figura Marco Ratto, orafo di Rapallo. La Farnesina ha inoltre segnalato una coppia italo-svizzera della quale non è stata ancora verificata la presenza al valico tra Nepal e Tibet. Altri due italiani, Valentina Piccinini e Stefano Lotumolo, sono invece stati tratti in salvo.

Il Nepal ha dichiarato di voler gestire con le proprie forze le attività di ricerca e soccorso, pur avendo ricevuto offerte da India, Cina, Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Sri Lanka e Bangladesh. La decisione riguarda le squadre operative straniere, mentre diversi Paesi continuano a fornire sostegno economico e assistenza attraverso organizzazioni umanitarie. L’Unione Europea ha annunciato due milioni di euro, la Conferenza episcopale italiana 500mila euro e gli Stati Uniti 500mila dollari.

Gli aiuti sono destinati a cibo, acqua potabile, ripari, servizi igienico-sanitari e assistenza medica. L’Oms ha segnalato strutture sanitarie danneggiate e operatori dispersi, mentre l’Unicef stima che almeno 17mila bambini abbiano bisogno di sostegno, anche per riprendere l’attività scolastica. Le autorità invitano infine residenti e viaggiatori a evitare il valico di Gyirong e le altre aree interessate, mantenendosi aggiornati sulle indicazioni locali.