Savona (SV)

A Savona, un camionista patteggia per la morte di Valentina Squillace

Il conducente aveva oltrepassato l’incrocio con il rosso e trascinato la ragazza per decine di metri

Ha patteggiato la pena di un anno, cinque mesi e 22 giorni l’autista del camion coinvolto nell’investimento mortale di Valentina Squillace, la studentessa di 22 anni deceduta lo scorso 16 dicembre 2025 in corso Tardy & Benech, a Savona.

La decisione è stata presa questa mattina davanti al gip Alessia Ceccardi. All’autista, al quale è stata revocata la patente, è stata applicata la riduzione di un terzo della pena per il risarcimento riconosciuto alla famiglia in sede civile dalla compagnia assicurativa, assistita dall’avvocato Claudio Strinati. Un ulteriore sconto di un terzo è stato concesso per le attenuanti generiche.

La ricostruzione dell’incidente

Secondo quanto ricostruito dagli accertamenti, il mezzo pesante aveva superato con il rosso il semaforo prima dell’incrocio tra via Servettaz e via De Amicis. La giovane, invece, stava attraversando la strada con il verde e procedeva da via Servettaz verso la parte opposta. Dopo l’impatto, il camion l’aveva trascinata per circa 50-60 metri, senza che il conducente si accorgesse immediatamente della presenza della ragazza.

Il passaggio con il semaforo rosso era stato confermato attraverso la visione delle telecamere e i controlli sui dispositivi semaforici. Gli accertamenti sul tachigrafo avevano inoltre stabilito che il camion aveva mantenuto nel tratto una velocità media di 20 chilometri orari. Il dispositivo, obbligatorio sui mezzi pesanti, consente di verificare velocità, tempi di guida, periodi di riposo e attività del conducente.

Le indagini e gli appelli

La procura aveva acquisito la relazione della polizia locale di Savona sul tragico sinistro. Il pubblico ministero Chiara Venturi aveva ricevuto gli esiti degli accertamenti, mentre l’autista era già stato sanzionato dagli agenti per l’infrazione rilevata.

Dopo l’incidente, il Comando di via Romagnoli aveva rivolto due appelli alla cittadinanza. Il primo era finalizzato a raccogliere nuove testimonianze utili alla ricostruzione della dinamica; il secondo serviva a individuare la persona che, la mattina del sinistro, aveva trovato il cellulare della giovane e lo aveva consegnato alla polizia. Il punto esatto in cui il telefono era stato rinvenuto avrebbe potuto fornire ulteriori elementi, ma nessuno ha risposto agli appelli.

Nei giorni successivi era stata inoltre avviata una petizione per chiedere interventi sulla viabilità del tratto interessato. Il giudice non ha concesso la sospensione condizionale della pena, poiché l’autista ne aveva già usufruito in relazione a una precedente condanna.