Livorno (LI)

A Montenero un ripetitore di 34 metri divide i residenti

Famiglie vicine al palo contestano autorizzazioni e attendono il Tar

Un’antenna per la telefonia mobile alta oltre 34 metri ha suscitato la protesta degli abitanti di Montenero, sulle colline di Livorno. L’impianto è stato installato in via del Pino, all’interno di un terreno privato coltivato a ulivi e a breve distanza da diverse abitazioni. I residenti contestano soprattutto l’impatto della struttura sul paesaggio e chiedono chiarimenti sulle procedure seguite per la sua realizzazione.

La mobilitazione si è svolta sabato 10 ottobre nel giardino della famiglia Della Maggiore-Scavazzon, la cui proprietà si trova a pochi metri dal palo. All’incontro ha partecipato anche Marco Cannito, esponente di Città Diversa. Secondo quanto riferito dagli abitanti, il ripetitore è visibile da numerosi punti della zona collinare e sovrasta il profilo degli ulivi. La struttura dista circa sei o sette metri dalla recinzione della famiglia promotrice della protesta, mentre altre case si trovano a poche decine di metri.

Le contestazioni dei residenti

Gli abitanti sostengono che l’area sia classificata dal Comune come zona E4, cioè un ambito pedecollinare caratterizzato da una rilevante dotazione ecologica. A loro giudizio, la collocazione dell’impianto non sarebbe compatibile con il valore ambientale e paesaggistico del contesto. Durante l’incontro, una residente ha definito il palo una presenza metallica invasiva e sproporzionata, sottolineando che la sua altezza sarebbe compresa tra 34 e 35 metri.

I residenti affermano di essersi accorti dell’intervento quando il palo era già comparso. In base alla ricostruzione dell’avvocato Francesco Atzeni, i lavori sarebbero iniziati nel settembre 2025 e l’installazione sarebbe stata completata il 14 novembre 2025, nell’arco di una sola giornata. L’impianto sarebbe poi entrato in funzione il 16 agosto 2026. Le famiglie lamentano di non avere ricevuto comunicazioni dirette sull’avvio dei lavori e sull’attivazione della struttura.

Accanto all’impatto visivo, la protesta riguarda la vicinanza alle abitazioni e le garanzie sugli effetti delle emissioni elettromagnetiche nel lungo periodo. Gli abitanti precisano di non voler mettere in discussione, in via generale, il rispetto delle autorizzazioni, ma chiedono informazioni più chiare sulle verifiche svolte e sulle tutele previste per chi vive nelle vicinanze. Tra le preoccupazioni espresse c’è anche il possibile deprezzamento degli immobili collocati nell’area.

Il ricorso al Tar

Le famiglie hanno presentato un ricorso al Tar della Toscana, assistite dagli avvocati Francesco Atzeni e Giovanni Vaglio. Prima del deposito, i legali avevano inviato una diffida alla proprietà del terreno, al Comune di Livorno, a Vodafone e a Inwit. L’amministrazione comunale avrebbe risposto sostenendo che le autorizzazioni necessarie erano state richieste e ottenute.

Il ricorso è stato depositato nel gennaio 2026 e attende ancora la fissazione della prima udienza. I residenti hanno chiesto anche una misura cautelare, ma il tribunale amministrativo non ha concesso la sospensiva, ritenendo che in quella fase l’antenna non determinasse un pericolo imminente o un pregiudizio immediato. Il procedimento resta aperto e le famiglie attendono inoltre una relazione peritale sulle distanze tra l’impianto e le abitazioni circostanti.

La difesa richiama una sentenza del Consiglio di Stato del 2024 relativa a un’antenna installata a Costa d’Oneglia, frazione di Imperia. In quel caso il giudice aveva confermato la rimozione di una struttura alta circa 16 metri, esaminando anche l’impatto paesaggistico e le conseguenze sulle vedute di una casa vicina. I legali considerano quel precedente significativo per la vicenda di Montenero.

I residenti chiedono la rimozione del ripetitore e una verifica della compatibilità dell’opera con il contesto collinare. Contestano anche le modalità con cui sarebbero stati realizzati i lavori e respingono l’idea di essersi mossi tardivamente perché gli atti erano pubblicati all’albo pretorio. Marco Cannito ha invitato il Comune e la proprietà a riaprire il confronto, affiancando al percorso giudiziario una mobilitazione civica per valutare eventuali alternative alla localizzazione dell’impianto.