Lucca (LU)

A Lucca circolano false chat su aggressioni agli studenti

Messaggi inoltrati nelle scuole alimentano paura, ma le verifiche non hanno trovato riscontri

Messaggi falsi e privi di riscontri stanno circolando anche tra gli studenti delle scuole superiori di Lucca, alimentando preoccupazione tra ragazzi e famiglie. I contenuti, diffusi attraverso WhatsApp, Telegram e chat private, fanno riferimento a presunti gruppi organizzati intenzionati ad aggredire studenti e a compiere violenze sessuali contro ragazze.

La diffusione è avvenuta in modo rapido e incontrollato, anche attraverso messaggi contrassegnati dalla dicitura inoltrato molte volte. Il fenomeno, partito secondo le ricostruzioni dalle grandi città e amplificato dopo gli scontri dello scorso fine settimana a Milano, ha raggiunto numerose realtà italiane. Le prime verifiche svolte nelle città da cui sarebbe partito il tam tam, tuttavia, non hanno trovato conferme alle minacce.

Messaggi costruiti per alimentare il panico

Le comunicazioni condivise nelle chat descrivono presunti arrivi da Milano e Bologna di centinaia di giovani armati, con l’intenzione di colpire in particolare le donne. Alcuni testi e audio sarebbero stati realizzati in serie, probabilmente anche con l’impiego dell’intelligenza artificiale, e diffusi per aumentare la tensione e alimentare sospetti nei confronti di giovani stranieri di seconda generazione.

In rete è circolato persino un elenco di nomi femminili indicati come possibili bersagli. Anche questo materiale viene ritenuto con tutta probabilità autogenerato e non ha trovato riscontri nelle verifiche effettuate. La presenza di dettagli specifici nei messaggi ha però contribuito a renderli più credibili agli occhi di chi li ha ricevuti, favorendone ulteriormente la condivisione.

Le segnalazioni nelle scuole

In Toscana diversi docenti hanno ricevuto richieste di aiuto da parte di ragazze spaventate dopo aver letto i contenuti nelle chat scolastiche o in conversazioni private. Alcuni dirigenti scolastici hanno quindi segnalato i messaggi alle forze dell’ordine, mentre tra gli studenti si è diffusa la paura che dietro le comunicazioni potesse esserci una minaccia concreta.

Il rapido passaggio di audio e testi non verificati si è inserito in una fase di tensione già presente a livello nazionale, sia nel mondo studentesco sia in quello produttivo. Secondo quanto emerso dalle prime verifiche, però, le presunte aggressioni annunciate nelle chat non hanno avuto riscontri. Il caso conferma i rischi legati alla circolazione di contenuti anonimi e non verificati, capaci di generare allarme anche in assenza di elementi concreti.