È fissato alle 9.30, davanti alla Corte d’Assise di Forlì, l’avvio del procedimento a carico di Luca Spada, conosciuto come Spadino. Il ventottenne, originario di Meldola ed ex autista d’ambulanza della Croce Rossa del Comitato di Forlimpopoli-Bertinoro, è accusato di omicidio volontario pluriaggravato per la morte di Deanna Mambelli, 85 anni. In caso di condanna, rischia l’ergastolo.
Spada è detenuto dall’11 aprile in custodia cautelare. La misura, disposta dal giudice per le indagini preliminari Ilaria Rosati, è stata confermata il 29 luglio dopo il rigetto del ricorso presentato dai difensori Marco Martines e Gloria Parigi. Secondo il gip, il giovane sarebbe socialmente pericoloso. Nella valutazione è confluito anche un profilo psicologico elaborato dal Racis dei Ris di Roma sulla base di videoregistrazioni di interviste rilasciate dall’imputato a emittenti televisive.
L’ipotesi dell’accusa
Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Forlì, dai Nas di Bologna e dai Ris di Roma, sotto il coordinamento della Procura. Al centro dell’imputazione c’è l’autopsia eseguita sul corpo della donna dal medico legale Donatella Fedeli. Per gli inquirenti, Spada avrebbe provocato la morte iniettando aria nelle vene attraverso un catetere e causando un’embolia gassosa. Il movente, al momento, non è stato accertato.
I familiari di Mambelli, assistiti dagli avvocati Massimo Mambelli e Max Starni, si sono costituiti parte civile e chiedono che venga fatta piena luce sulla morte. La difesa, invece, sostiene l’innocenza dell’ex autista, che ha sempre negato ogni responsabilità. I legali hanno incaricato il medico legale Mauro Pesaresi di esaminare gli elementi scientifici e di contestare in aula le conclusioni dell’autopsia.
Perizie e testimonianze
Gli atti disponibili sull’esame autoptico sono due. Il primo è quello della Procura, redatto dopo l’analisi del cadavere in obitorio; il secondo è stato predisposto dalla difesa sulla base di un video registrato dai carabinieri durante l’autopsia del 26 novembre 2025 e dell’esame dei vetrini contenenti elementi biologici della vittima. La Corte potrebbe disporre una terza perizia, affidandola a un consulente terzo.
Nel corso del procedimento sono previste circa 110 testimonianze: 50 indicate dalla Procura, altre 10 dalla difesa e tra 40 e 50 dalla parte civile. I testimoni saranno chiamati a ricostruire gli avvenimenti precedenti e successivi alla morte, mentre i consulenti delle parti si concentreranno soprattutto sull’autopsia. Nel dibattimento potranno inoltre essere affrontati gli elementi relativi ad altre cinque morti sospette per le quali Spada risulta indagato a piede libero, oltre a intercettazioni, messaggi e registrazioni.
Il procedimento si basa quindi su un quadro indiziario che dovrà essere valutato dalla Corte, composta da due giudici togati, Massimo Di Patria e Federico Casalboni, e da sei giudici popolari. L’esito dipenderà dal confronto tra le ricostruzioni dell’accusa e della difesa e dall’interpretazione delle prove scientifiche. Fino alla sentenza, per Spada resta valida la presunzione di non colpevolezza.