Una 41enne romena residente a Cremona è stata condannata a un anno e otto mesi di reclusione per tentata estorsione ai danni di una 68enne cremonese. La donna, identificata nel procedimento come Ioana, aveva lavorato per alcuni giorni come badante della madre della vittima, prima di interrompere il rapporto e iniziare a chiedere altro denaro.
L’accordo per l’assistenza
La 68enne ha raccontato in aula di aver contattato l’imputata dopo aver ricevuto il suo numero da una conoscente. Aveva bisogno di una persona che assistesse la madre per una sostituzione di quindici giorni. Le due donne si erano accordate per un compenso complessivo di mille euro, da versare al termine del periodo di lavoro.
La badante aveva iniziato il servizio il 15 luglio 2024, ma aveva lavorato soltanto per tre giorni. Secondo la testimonianza della 68enne, l’imputata aveva quindi chiesto di ricevere metà della somma concordata. Ritenendo che si trovasse in difficoltà, la donna le aveva consegnato 500 euro. Dopo altri due giorni, però, la badante avrebbe preteso anche il saldo, richiesta che la 68enne aveva respinto.
Le minacce e le visite a casa
Il 23 luglio l’imputata aveva riferito di non sentirsi bene e si era allontanata, senza tornare al lavoro. In seguito, sempre secondo il racconto della vittima, aveva iniziato a telefonarle con insistenza per ottenere il denaro. Le minacce avrebbero fatto riferimento alla possibilità di rivolgersi ai carabinieri e di denunciare un presunto impiego non regolarizzato, sostenendo inoltre di essere stata lasciata senza denaro e senza sistemazione.
La 68enne ha spiegato di aver proposto all’ex badante di recarsi insieme al patronato per formalizzare una ricevuta relativa alla somma già versata. La proposta, però, sarebbe stata respinta. Dopo numerose telefonate, la vittima aveva bloccato il numero dell’imputata.
La donna ha inoltre riferito che la 41enne si sarebbe presentata per tre volte davanti all’abitazione della madre. In una circostanza avrebbe suonato ripetutamente il campanello e sarebbe riuscita a salire, senza tuttavia entrare in casa. La famiglia aveva quindi contattato le forze dell’ordine. La 68enne e il marito hanno descritto uno stato di forte apprensione, anche perché l’imputata conosceva il loro indirizzo e quello dell’anziana.
Il marito della vittima ha confermato in aula il timore che la donna potesse presentarsi anche presso la loro abitazione. Secondo quanto riferito durante il procedimento, dal primo agosto la badante non si sarebbe più fatta viva. Al termine del processo è arrivata la condanna a un anno e otto mesi per la vicenda contestata.