Non è soltanto una questione di mercato. A Como la presenza spagnola è diventata una vera e propria identità, un filo conduttore che unisce campo, idee e progetto societario. Dallo stadio Sinigaglia al centro sportivo di Mozzate, il club lariano ha costruito negli ultimi anni un ambiente sempre più vicino alla cultura calcistica iberica.
Il primo simbolo di questa trasformazione è stato Cesc Fabregas. Arrivato sul lago quasi per caso alla fine della carriera da calciatore, quando il Como militava ancora in Serie B, l’ex campione del mondo ha rappresentato inizialmente una scelta anche strategica dal punto di vista dell’immagine. Portare in una realtà provinciale un giocatore con una storia tra Premier League e Liga significava aumentare il valore internazionale del progetto, attirare attenzione, sponsor e curiosità dall’estero.
Con il tempo, però, si è capito che dietro quella scelta c’era molto di più. Il rapporto tra Fabregas e il Como si è trasformato in una condivisione di idee e ambizioni, fino alla promozione in Serie A attraverso un calcio riconoscibile: possesso, costruzione dal basso, ricerca del controllo della partita e valorizzazione dei giovani.
Un modello che ha permesso anche di esaltare talenti come Nico Paz e che oggi rappresenta la base sulla quale il tecnico spagnolo sta costruendo il futuro della squadra. Per farlo, Fabregas ha inevitabilmente guardato al proprio Paese e alle conoscenze maturate durante la sua carriera.
Il risultato è evidente: nei cinque principali campionati europei non c’è una squadra non spagnola con più giocatori spagnoli in rosa del Como. Sono sette gli elementi iberici presenti attualmente: Ramon, Valle, Cuenca, Milla, Jesus Rodriguez, Morata e Azon. A questi vanno aggiunti anche due calciatori cresciuti calcisticamente in Spagna come Nico Paz e Diao, entrambi profondamente legati a quella scuola.
L’obiettivo non è però creare semplicemente un gruppo formato da connazionali. La scelta nasce da una precisa esigenza tecnica. Fabregas, cresciuto nella cantera del Barcellona, vuole portare in Italia una filosofia basata sulla qualità individuale, sulla gestione del pallone e sulla capacità di leggere gli spazi.
La Spagna, soprattutto negli ultimi decenni, ha costruito una generazione di calciatori abituati fin dalle categorie giovanili a giocare secondo determinati principi. Per il Como questo rappresenta un vantaggio: inserire elementi già formati sotto il profilo tattico permette di ridurre i tempi di adattamento.
Anche l’ultima finestra di mercato ha confermato questa direzione. Le partenze di due figure simboliche come Alberto Moreno e Sergi Roberto hanno lasciato spazio a nuovi interpreti della stessa idea. Luis Milla e Andres Cuenca rappresentano due profili diversi per età e ruolo, ma accomunati dalla stessa matrice calcistica.
Il centrocampista ex Getafe, con la sua esperienza, e il difensore classe 2007 arrivato per completare il reparto arretrato si sono già inseriti nei meccanismi della squadra, come mostrato nelle prime uscite stagionali contro avversarie di livello.
Per il Como, dunque, puntare sugli spagnoli non è una scelta di immagine né una semplice preferenza personale dell’allenatore. È una strategia per trovare sul mercato giocatori giovani, tecnici e compatibili con un sistema di gioco preciso.
Fabregas vuole costruire una squadra capace di unire il ritmo e la difficoltà della Serie A con una mentalità più vicina alla scuola spagnola. Il progetto lariano continua così a crescere seguendo una strada chiara: identità, idee e una precisa cultura calcistica.