All’Emirates Stadium, contro un Arsenal privo di diversi protagonisti, il Como era in difficoltà, poi è comparso Martin Baturina. Un lampo, una giocata, un gol. E soprattutto la sensazione che il Como abbia in casa uno dei talenti attraverso cui provare a reggere il confronto con il calcio che conta.
Il gol è arrivato al 43’, dopo un avvio nel quale gli inglesi avevano messo alle corde i lariani. Il Como si era abbassato spesso con un 5-4-1, costretto a rinunciare per lunghi tratti alla costruzione dal basso, una delle caratteristiche principali della squadra di Fabregas. Gli errori in uscita di difensori e portiere Butez avevano aumentato la pressione dell’Arsenal, che aveva già sfiorato il vantaggio con un palo clamoroso di Gabriel Jesus. Poco dopo era arrivato anche l’1-0 firmato da Myles Lewis-Skelly, sembrato il naturale epilogo di una prima mezz’ora dominata dai padroni di casa.
Poi Baturina ha cambiato tutto.
Il lampo di Baturina
Il talento croato, reduce da un Mondiale da titolare con la Croazia, ha letto prima degli altri quello che stava accadendo. Ha visto lo spazio, ha attaccato l’apertura tra i giovani Julienne e Dowman, ha anticipato la chiusura di Lewis-Skelly e ha battuto Kepa con una conclusione che ha restituito ossigeno e fiducia al Como.
Non è stato soltanto un gol. È stata una giocata da calciatore che sembra pronto per il salto di livello. Baturina ha 23 anni e palcoscenici come quello dell’Emirates sono esattamente quelli nei quali vuole misurarsi. Il Mondiale gli ha dato ulteriore consapevolezza: titolare con la Croazia, a segno contro l’Inghilterra nella prima partita e poi eliminato ai sedicesimi dal Portogallo, ha dimostrato di poter stare dentro partite di altissimo livello.
Adesso tocca al Como capire quanto possa crescere ancora. Perché se Nico Paz rappresenta il gioiello più atteso, quello sul quale il club ha costruito gran parte delle proprie ambizioni tecniche, Baturina ha mandato un messaggio altrettanto significativo. Può diventare un protagonista, può imparare rapidamente e soprattutto può aiutare la squadra a non sentirsi fuori posto quando davanti ci sono avversari abituati a giocare ogni settimana a questi livelli.
La lezione dell’Emirates
La partita contro l’Arsenal era soprattutto un test. Il Como aveva bisogno di capire cosa significhi affrontare una delle migliori squadre d’Europa nel suo ambiente, con ritmi e pressioni completamente diversi da quelli abituali in Serie A.
La prima mezz’ora ha mostrato proprio questo. Quando il Como ha provato a costruire dal basso, l’Arsenal ha aggredito ogni uscita, costringendo gli uomini di Fabregas a commettere errori che in campionato riescono molto più raramente. La differenza, almeno inizialmente, è sembrata enorme.
Ed è proprio questa la lezione più importante: il Como ha bruciato le tappe, conquistando un posto tra le migliori d’Europa molto prima di quanto probabilmente immaginasse. Ora deve imparare a vivere questa nuova dimensione senza perdere la propria identità.
L’Emirates, così come il prossimo appuntamento contro il Liverpool ad Anfield, serve anche a questo: capire come gestire la pressione, come reagire alle difficoltà e come trasformare la qualità individuale in una risorsa collettiva.
E in questo percorso, Baturina può essere una delle chiavi. Perché contro le grandi non basta difendersi bene, né limitare gli errori. Servono anche giocatori capaci di inventare qualcosa quando sembra non esserci spazio. All’Emirates il croato ha regalato al Como proprio questo: un lampo di classe per ricordare a tutti che, tra le grandi d’Europa, i lariani non sono arrivati per caso.