Toscana

La Certosa svela 333 specie nel primo BioBlitz

Rilevate falene, libellule, piante e altri organismi negli spazi verdi dell’antico complesso, con il contributo dei cittadini.

La Certosa svela 333 specie nel primo BioBlitz

Gli spazi verdi della Certosa di Calci hanno restituito un patrimonio naturalistico più ricco del previsto. Durante il primo BioBlitz organizzato nell’ambito della Settimana della Biodiversità, cittadini e studiosi hanno osservato e catalogato flora e fauna presenti tra le celle monastiche, i giardini, le aree umide e le coltivazioni dello storico complesso. Il censimento ha portato alla registrazione di 333 specie sulla piattaforma iNaturalist.

L’attività ha permesso di individuare organismi molto diversi tra loro: dall’orchidea dai fiori radi a sei specie di libellule, fino a 14 specie di isopodi terrestri, i cosiddetti porcellini di terra. Tra le presenze più significative figura anche la Saturnia del pero, una delle falene più grandi d’Europa, capace di raggiungere un’apertura alare di circa 15 centimetri. È stato inoltre segnalato il farfaraccio vaniglione, una margherita dal caratteristico profumo di vaniglia che cresce soprattutto nei boschi umidi.

Il contributo della cittadinanza

Il BioBlitz si è svolto secondo i principi della citizen science, cioè della partecipazione dei cittadini alla raccolta di osservazioni utili alla ricerca. La comunità ha contribuito alle rilevazioni, mentre l’analisi e la verifica dei dati sono affidate al personale dell’Università di Pisa. Tra i promotori del progetto Biodiversità della Certosa di Calci ci sono Giuseppe Montesanto, zoologo del Museo di storia naturale, e Silvia Sorbi, naturalista e referente delle aree verdi dello stesso museo.

L’obiettivo è confrontare la biodiversità presente all’interno della Certosa con quella delle aree esterne. Il confronto servirà a capire quale funzione svolgano le mura, se come barriera o come elemento di protezione, e a stabilire se le specie osservate siano soltanto di passaggio oppure abbiano sviluppato una presenza stabile. Gli studiosi intendono inoltre individuare i parametri ecologici che favoriscono o ostacolano la presenza di determinati animali e vegetali.

Un’area verde in trasformazione

Il progetto si inserisce in un più ampio percorso di riorganizzazione e progressiva apertura al pubblico delle aree verdi. Il patrimonio comprende circa 100 alberi da frutto, quasi 400 ulivi, viti a pergola, piccole zone boscate, prati un tempo coltivati e giardini interni. Nell’area è ancora visibile, e in parte funzionante, anche il sistema idrico a caduta realizzato dai certosini, con vasche per la raccolta dell’acqua collocate a monte.

Secondo i promotori, la ricchezza di specie animali e vegetali può trasformare la Certosa in un caso di studio per altre realtà pubbliche e private. Tra le scelte adottate figurano la sospensione degli abbruciamenti, la riduzione dei tagli dell’erba, il mantenimento di alcuni settori allo stato naturale e l’assenza di trattamenti chimici. Il progetto prevede inoltre giardini con elevata varietà vegetale e la preferenza per piante locali o specie mediterranee rustiche, caratterizzate da minori esigenze idriche.