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Rianimato con mani e piedi legati: altro video sui fatti di Bologna

La Procura indaga sulla causa che ha provocato la morte di Abderrahim Fakir: venerdì 24 luglio 2026 si svolgerà l'autopsia sulla salma

Rianimato con mani e piedi legati: altro video sui fatti di Bologna

Proseguono le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir, 42enne marocchino che ha perso la vita domenica 19 luglio 2026 in via Italo Svevo, quartiere Pilastro di Bologna. Gli inquirenti della Procura sono al lavoro per chiarire la causa del decesso: Fakir è spirato mentre si trovava immobilizzato e ammanettato faccia a terra da due poliziotti, contattati dai residenti e intervenuti per contenere l’agitazione del 42enne.

Una morte giunta a seguito di una manovra di contenimento troppo vigorosa da parte degli agenti o per altre cause? Solo l’autopsia, che comincerà venerdì 24 luglio 2026, lo chiarirà con esattezza: l’esame autoptico sulla salma di Fakir è stato affidato al medico legale Valentina Bugelli di Parma, che sarà affiancata da Cristina Basso, anatomopatologa esperta di morti improvvise, Manuela Bonizzoli, specialista in anestesia e rianimazione e cardiologia e Luca Morini, chimico tossicologo dell’Università di Pavia.

Altri video dei fatti di Bologna

Intanto, oltre al video “clou”, fatto da un residente e diffuso sul Web e dalla stampa, cioè quello che mostra dall’intervento della Polizia fino al momento in cui Fakir non dà più segni di vita, in queste ore sono emersi nuovi filmati precedenti e successivi alla tragedia.

Immagini realizzate sia col cellulare da persone presenti in quegli attimi, sia registrate dalle body-cam degli agenti, tutte testimonianze fondamentali per la Procura, al fine di comprendere come si siano svolti realmente i fatti, individuare tempistiche e responsabilità dell’accaduto. Circa 30 minuti sarebbero trascorsi tra l’arrivo della pattuglia e il momento in cui i due agenti entrano fisicamente in contatto con Fakir.

Qui di seguito il video-servizio di èTV Rete 7:

Un video, diffuso da La7, mostra Fakir, prima dell’arrivo della volante, mentre dà in escandescenze sul cemento di un garage con le gambe appoggiate a un muretto. Chiede aiuto e grida frasi sconnesse del tipo: “Tutto il Pilastro vuole uccidermi“.

Successivamente, sempre prima dell’intervento degli agenti, Fakir avrebbe avuto una colluttazione con due cittadini, rispettivamente conducente e passeggero di un’auto a cui il 42enne ha tirato un pugno sul cofano.

Da quel momento, i poliziotti arrivati sul posto, con la body-cam attiva, hanno agito in modo più deciso per separare i tre e per contenere l’agitazione di Fakir: il 42enne viene buttato a terra, ma reagisce mordendo la gamba di un agente, che a sua volta usa lo spray al peperoncino.

E in questa fase che i fatti si collegano al video diventato virale: la Polizia che prova ad ammanettare Fakir, immobilizzato faccia a terra e una persona che gli tiene le gambe. Un agente a cavalcioni sopra di lui, con una mano sotto il suo viso, attorno i sanitari.

Il tentativo di rianimazione

Dai filmati però si comprende la tempistica di intervento del personale medico: sarebbero passati 4 minuti da quando i poliziotti si sono alzati, con Fakir rimasto legato mani e piedi in posizione prona, fino al momento in cui si capisce che il 42enne è esanime. I sanitari lo mettono supino, non da segni di respiro e a quel punto parte l’intervento di rianimazione, il massaggio cardiaco e l’uso del defibrillatore ripresi dalla body-cam e durato 10 minuti.

Il defibrillatore, tuttavia, non si sarebbe messo in funzione proprio per le gravissime condizioni in cui Fakir versava: il dispositivo, infatti, è dotato di un meccanismo di salvaguardia che blocca l’erogazione della scarica elettrica se i parametri vitali del soggetto sono talmente compromessi da rendere l’operazione inutile o controproducente.

Le indagini

Al momento, i due poliziotti di 23 e 28 anni (assistiti dall’avvocato Gabriele Bordoni) e i quattro volontari della Croce Rossa (avvocato Mario Simoni) sono ora sotto la lente della Procura, non propriamente indagati, ma iscritti con modello 45-bis, la cosiddetta “norma-scudo” introdotta dal decreto sicurezza: si procede per omicidio colposo.